Vaccini, Paolo Maddalena: “Norma anticostituzionale. Verso una pioggia di ricorsi”

Paolo Maddalena, l’ex vicepresidente della Consulta: “È un ricatto ai genitori. Così si arreca un danno all’istruzione, la scuola è un obbligo”

(VIRGINIA DELLA SALA – il Fatto Quotidiano) – “I ricorsi contro i vaccini obbligatori sono da fare. Bisogna chiedere l’iscrizione all’asilo, ricevere il rifiuto o la mancata risposta e poi impugnare tutto davanti al Tar. Stesso principio per la multa: al termine del procedimento amministrativo previsto dalla circolare, quando si infligge la sanzione, la si può impugnare. Credo ce ne saranno molti. Però mi chiedo: perché intasare i tribunali? Colpa di questa legge che sembra una sorta di ricatto”. Paolo Maddalena, magistrato già membro e vice presidente della Corte costituzionale, racconta di aver deciso proprio due giorni fa, insieme alla figlia, di vaccinare il nipotino.

Non è contrario ai vaccini?

Non pregiudizialmente. Sono contrario al fatto che la valutazione sul farli o meno, che implica l’assunzione di rischi, sia sottratta ai genitori e imposta dallo Stato. Peraltro con una sanzione che viola un diritto fondamentale della Costituzione, ovvero il diritto all’Istruzione. Non si può legiferare in questo modo.

È l’unico problema?

No. C’è la violazione dell’articolo 32 della Costituzione che, al secondo comma, prevede che la legge può imporre un trattamento solo nel rispetto della persona umana. Se toglie libertà di scelta e nega il consenso informato, è palesemente illegittima. Inoltre, se si fosse certi al cento per cento della sicurezza della vaccinazione, allora si potrebbe anche accettare l’imposizione. Le reazioni avverse però esistono, quindi non si può tirare in causa il diritto alla Salute. Se c’è un rischio, ognuno deve decidere per sé.

E sulla scuola?

Ritengo che questo decreto violi i commi 1 e 2 dell’articolo 34 della Costituzione, che prevedono una scuola aperta a tutti e l’obbligo della scuola inferiore. Le materne fanno parte del sistema educativo, secondo la legge 53 del 2003. Privare i bambini dell’accesso alla scuola dell’infanzia significa arrecare un danno all’infanzia, creare nel bambino un trauma, farlo sentire emarginato perché non vaccinato. È una discriminazione. Poi c’è disparità di trattamento: fino a 5 anni sono obbligati a fare il vaccino, dopo i 5 no e devono pagare una multa. Non c’è uguaglianza. Infine, c’è la questione delle sanzioni.

Cioè?

Ammettono a scuola, propongono un percorso di formazione e poi, però, se si decide di non vaccinare, sanzionano: è un consenso coatto insomma. I diritti fondamentali vanno rispettati in ogni caso, non possono essere soggetti a condizioni.

Siamo davanti a due diritti fondamentali che collidono, salute e istruzione?

Può succedere. Quando accade, si interviene applicando il criterio del bilanciamento dei diritti. Eppure non è questo il caso: non c’è necessità di bilanciare alcunchè, perché siamo solo di fronte alla violazione di un diritto. Violazione, oltretutto, ingiustificata. Il diritto alla salute ce l’ha il cittadino, non la ministra Lorenzin. Si può essere d’accordo con la Lorenzin, ma si deve decidere autonomamente di assumersi il rischio.

Come avrebbe dovuto essere questa legge?

Avrebbero dovuto portare avanti una campagna informativa serrata, evitare che fosse così a ridosso dell’accesso a scuola e, soprattutto, avrebbero dovuto disciplinare il consenso informato: istituire dei corsi, far partecipare i genitori, formarli e in seguito lasciarli liberi di dare o meno il consenso alle vaccinazioni. Tutto questo, così come strutturato, crea solo confusione e subbuglio. E, politicamente, è un errore.