Trapani, al ballottaggio Fazio (sotto indagine per corruzione) e Savona

di Rino Giacalone per La Stampa

Nella corsa a sindaco di Trapani , gli elettori al presunto «socialmente pericoloso», l’ex sottosegretario all’Interno, senatore di fede berlusconiana, Tonino D’Alì, preferiscono il presunto corrotto Girolamo Fazio, deputato regionale, ex di Forza Italia ed ex sindaco della città (lo è stato per dieci anni dal 2001), sotto inchiesta per corruzione e traffico di influenze nell’ambito dell’indagine «Mare Monstrum», quella sulle mazzette servite a favorire la compagnia dei potenti armatori Morace e che ha creato scompiglio anche nei Governi di Roma e Palermo per il coinvolgimento dell’ex sottosegretario Simona Vicari e del Governatore Rosario Crocetta.

La Dda di Palermo nel giro di 48 ore ha colpito i candidati più accreditati e cioè D’Alì e Fazio. Per il primo una richiesta di sorveglianza speciale per i suoi rapporti con il latitante Messina Denaro (certificati da una sentenza che ha dichiarato prescritto il reato di concorso esterno in associazione mafiosa) e con il «cerchio magico» del boss fatto da imprenditori collusi e conniventi. Per Fazio c’è stato l’arresto scattato il 19 maggio per corruzione. E’ finito agli arresti domiciliari fino al 3 giugno, adesso ha solo la misura cautelare del divieto di dimora a Palermo, ma proprio in queste ore la Procura si prepara a presentare un ricorso al Tribunale del riesame chiedendo il ripristino dei domiciliari. Il dato politico è anche un altro.

Trapani resta terra dove il centrodestra continua a raccogliere consenso, D’Alì e Fazio messi assieme controllano il 60 per cento del consenso. Zoccolo duro che gli altri competitor delle elezioni, i candidati del Movimento 5 Stelle sono riusciti a scalfire, il candidato pentastellato Marcello Maltese è arrivato e si è fermato al 17 per cento. Trapani ha preferito girarsi dall’altra parte rispetto all’offensiva giudiziaria che ha toccato a fondo il mondo politico cittadino. Politica e giustizia, mafia e affari sono stati il comune denominatore di queste elezioni trapanesi. In provincia si doveva votare anche a Castelvetrano ma a cinque giorni dal voto è arrivato il decreto di scioglimento per infiltrazione mafiosa, aprendo agli occhi di tutti la realtà di pericolose commistioni.

Il Comune di Castelvetrano, la città del boss latitante Matteo Messina Denaro in tutti questi anni era uscito indenne dalle bufere sui rapporti tra mafia, politica, affari, burocrazia e appalti, mai aveva conosciuto lo scioglimento per inquinamento mafioso. Gli ispettori mandati dal ministero dopo anche il caso della forte presenza della massoneria tra politici e funzionari, la scoperta di appalti combinati appena fino a pochi mesi addietro, hanno lavorato da marzo sino a poche settimane addietro. Hanno consegnato al ministro Minniti un voluminoso rapporto, da questo è conseguito lo scioglimento. È un racconto impressionante sugli intrecci tra mafia, politica, massoneria e colletti bianchi.

Durante i festeggiamenti per la fondazione dell’Arma dei carabinieri, il suo comandante provinciale, il colonnello Stefano Russo, ha esposto uno scenario drammatico parlando in generale della provincia trapanese ma si è colto che i riferimenti erano rivolti al lavoro investigativo su Castelvetrano dove la mafia dei colletti bianchi, alleati col boss e manovalanza anche per la sua latitanza, è rimasta immune da indagini da molti anni: «Il contesto è pesantemente condizionato dalla pervasiva presenza della mafia, che è sempre più protesa a infiltrare gli ambienti delle istituzioni, degli enti locali, delle professioni e dell’imprenditoria, nella ricerca costante di connivenze che possano garantirle al tempo stesso arricchimento impunità e consenso».

Intanto il rapporto degli ispettori su Castelvetrano è stato inviato alle Procure, quella antimafia di Palermo e quella competente per territorio di Marsala. Anche a Castelvetrano il filo rosso scoperto è quello che unisce la mafia alla corruzione con la massoneria come camera di compensazione. In provincia di Trapani si è votato anche a Erice e Petrosino, dove al primo turno sono stati eletti i sindaci. Erice per la prima volta avrà un sindaco donna, Daniela Toscano (Pd) vice sindaca uscente. Petrosino ha confermato Gaspare Giacalone, un professionista del mondo delle banche che cinque anni addietro ha lasciato la poltrona all’interno della city finanziaria londinese per tornare nel suo paese alle porte della più famosa Marsala, richiamato dai concittadini che ancora adesso gli hanno dato sostegno. Giacalone si è presentato con una lista civica e suoi avversari erano le sigle di tutti i tradizionali partiti usciti sonoramente sconfitti.

“Quello che è successo ieri era quasi impossibile da realizzare – ha detto Fazio -. Alla vigilia ci vedevano tagliati fuori. Al di là del ballottaggio, è già una vittoria”. E torna sulla “giustizia ad orologeria: quando ho annunciato la mia candidatura, si è scatenato l’inferno”.

RISULTATI DEFINITIVI

ANTONIO D’ALI’ 23,5% (Liste: Forza Italia, X la Grande Città, Partito socialista italiano)

MARCELLO MA,LTESE 16,8% (Movimento 5 Stelle)

GIROLAMO FAZIO 31,8% (Io Ci Sono Fazio Sindaco – Lista Fazio Sindaco – Uniti per il futuro con Fazio Sindaco – Progetto per Trapani Fazio Sindaco – Lista Udc – Unione dei Democratici)

PIETRO SAVONA 26,3% (Cittadini per Trapani – Pd – Trapani Svegliati Savona)

GIUSEPPE COSTANTINO MARASCIA 1,7% (Città a misura d’uomo)