Scatta la patrimoniale sui conti correnti: Adusbef denuncia prelievo forzoso

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Il settore bancario italiano continua ad attraversare una fase critica, soprattutto per quanto riguarda la storicamente modesta redditività che in questi anni non è certo migliorata, complice lo scenario di tassi nominali schiacciati sui minimi storici nonostante riferimenti sempre più frequenti alla possibilità – spiega affaritaliani – che la Bce rallenti prima e interrompa poi i suoi acquisti di bond sul mercato (“quantitative easing”) e che la risalita dell’inflazione possa alla fine far risalire i tassi d’interesse su cui le banche (e le assicurazioni) lavorano. Come fare per ovviare a questo stato di cose, che si somma alle richieste di “solidarietà” avanzate alle banche sane a vantaggio di istituti risolti (le quattro “good bank”) o in forte crisi (Mps e le due ex popolari venete in primis)?

di Laura Naka Antonelli per wallstreetitalia

In qualche modo le banche devono fare profitti. Ed è sempre difficile, se si considera che, a dispetto delle scommesse su un imminente tapering del QE da parte della Bce, i tassi di interesse rimangono in Eurozona ancora ai minimi storici.

Ciò rappresenta senz’altro una zavorra per la redditività del settore. Dunque, diversi istituti di credito stanno cercando di far soldi aumentando i costi che i clienti devono sostenere. E’ da mesi che si sa che diverse banche hanno alzato i costi a carico dei clienti, tanto che ormai l’espressione “patrimoniale sui conti correnti” è sempre più utilizzata.

Non solo: secondo i più critici ben calzerebbe l’espressione “prelievo forzoso” nel definire il fenomeno in atto.

Oggi sull’argomento torna alla carica il presidente di Adusbef, Elio Lannutti. Che scrive che se per “Bankitalia, le cui indagini sui costi dei conti correnti saranno state fatte in trasferta a bordo di astronavi su Marte o analoghi pianeti, la spesa effettiva di gestione di un conto corrente ‘rappresentativo’, sarebbe diminuita del 3,4 per cento l’anno, attestandosi a 77 euro”, per i consumatori, “vessati e saccheggiati, che vivono sulla Terra, i costi dei conti correnti a pacchetto – la cui media di spese per commissioni per le maggiori banche quali Intesa SanPaolo, UniCredit, MPS, Bpm, Ubi, Bnl, Cariparma, prevede un canone annuo carta di credito 33,40 euro; bonifico allo sportello in contanti 5,75 euro; pagamento utenze per cassa 4,71 euro; bonifico allo sportello con addebito in conto 4,93 euro; prelievo bancomat su altra banca 1,87 euro; elenco movimenti allo sportello 0,73 euro; pagamento utenze online 1,20 euro; bonifico online su altra banca 1,07 euro; prelievo di contanti allo sportello 0,66 euro –  sono pari a 159 euro mentre quelli a listino (senza pacchetti o convenzione) sono di 318 euro l’anno.

Lannutti precisa:

Insopportabili e scandalosi non soltanto i costi di gestione dei conti correnti più cari d’Europa, fino a 318 euro l’anno contro una media di 114 euro dell’Ue, ma anche le manovre fraudolente sulla pelle dei clienti, costretti a pagare gli errori dei banchieri e una gestione truffaldina del credito e del risparmio, l’omessa vigilanza che ha generato dissesti bancari (ultimi crac Mps; Veneto Banca; Banca Popolare di Vicenza; Banca Marche; Banca Etruria; CariChieti; CariFerrara,ecc.) pari a 108 miliardi di euro negli ultimi 20 anni”.

Della tassa in stile prelievo forzoso si è iniziato a parlare alla fine del settembre del 2016, quando Ubi Banca, UniCredit e Banco Popolare avevano già provveduto ad alzare i costi di gestione dei conti correnti. Questo, per andare a recuperare i contributi versati al Fondo Nazionale di Risoluzione delle crisi bancarie, quello creato da Bankitalia per salvare in extremis le quattro ex bad bank (ora good bank) CariFerrara, Banca Etruria, Banca Marche, e CariChieti. Che non sono fallite, di fatto, contrariamente ai loro risparmiatori azionisti e obbligazionisti “azzerati” in base alla procedura di bail-in.

Banco Popolare lo aveva annunciato, sottolineando che l’aumento dei costi di 25 euro annui avrebbe riguardato “tutti i rapporti di conto corrente e assimilati dei clienti privati e imprese”. Così come la comunicazione era arrivata anche da UniCredit, che dal primo luglio scorso aveva ritoccato il canone mensile di alcuni tipi di conto correnti (conti denominati MyGenius Silver, Gold e Platinum) di circa 2 euro al mese, portando il costo totale rispettivamente a 5, 7 e 12 euro al mese. Ubi Banca aveva dato il via a una maggiorazione per i clienti di 12 euro.

Lannutti si scaglia contro i dati di Bankitalia, da cui risulta che le spese di gestione di un conto bancario sarebbero addirittura calate:

“Tutti gli indicatori e le indagini (Bocconi, Conti a Confronto, Corsera – del 18 gennaio 2017) hanno accertato un rincaro di costi, spese e commissioni dei conti correnti, aumentati per famiglie con operatività media (228 operazioni all’anno) del 13% in dodici mesi, mentre l’Isc, Indicatore sintetico di costo annuo, è passato in media da 127,50 euro del gennaio 2016 ai 144,70 attuali del gennaio 2017, appesantendo perfino la versione online dei conti tradizionali, ancora di più rincarata  da 98,70 a 115,60 euro: +17%”.