Sanremo, la protesta dei lavoratori Tim e Whirlpool: ‘Fanno il festival con i tagli sul nostro salario’

Poche ore prima della serata finale di Sanremo, la realtà esterna ha rotto bruscamente l’atmosfera di leggerezza che qui si respira. Sulla pedana dove di solito salgono gli artisti per farsi fotografare sono arrivati prima due lavoratori della Tim, sponsor del Festival, e poi altri due della Embraco Whirlpool di Riva presso Chieri nel torinese. Con i loro maglioni da operai, hanno raccontato di stipendi tagliati, di fabbriche che si trasferiscono all’estero, di famiglie che guardano con paura al futuro.

“Da 2 anni TIM sponsorizza il Festival – è il comunicato che la delegazione dei lavoratori dell’azienda di telecomunicazioni legge ai giornalisti -, e possiamo ben dire che lo fa anche con i tagli sui lavoratori, in termini di salario, diritti e posti di lavoro”.

Alla base della protesta c’è la disdetta “da oltre un anno del contratto aziendale da parte di TIM, il piano strategico 2018-20 che prevede 7.500 tagli di posti di lavoro e 2.000 assunzioni fatte pagare ai lavoratori attraverso la Solidarietà Espansiva, con un taglio al salario di oltre 1.000 euro l’anno”. Per i lavoratori, “la separazione della Rete” che TIM sta presentando, è un progetto “dai risvolti indefiniti, con il rischio di creare una o più bad company”. “La TIM – ribadisce la delegazione – che in 10 anni ha eliminato il 25% dei posti di lavoro, riducendo gli organici di 16 mila unità, ora si appresta a tagliarne altri 5-6 mila”.

Ecco cosa hanno detto quelli della Whirlpool: 

“Siamo le lavoratrici e i lavoratori della Embraco Whirlpool di Riva presso Chieri e produciamo motori per frigoriferi. A ottobre l’azienda ci ha comunicato che il nostro stabilimento non è più competitivo e che la produzione sarà trasferita in altri stabilimenti all’estero, dove il costo del lavoro è più basso. Fino a pochi mesi fa, il nostro stabilimento era considerato tra i migliori al mondo per produttività e qualità dei manufatti che produciamo. Alcuni di noi sono andati negli altri stabilimenti del gruppo per insegnare ai colleghi come fare a diventare più produttivi, più bravi, più efficienti.

Pochi anni fa siamo stati costretti ad accettare una riduzione del 25% dei nostri stipendi in cambio dell’impegno a mantenere 500 posti di lavoro. Potete immaginare cosa significa diminuire di un quarto i nostri stipendi che in media sono di poco sopra i mille euro al mese. Ma questo per l’azienda non è sufficiente. Abbiamo scioperato, manifestato e chiesto aiuto. Ci siamo rivolti al Governo, che sta cercando una via d’uscita. Siamo stati ricevuti da papa Francesco, che ci ha detto di avere fede anche nella lotta e ci ha promesso che pregherà per noi. E intanto continuiamo a lavorare, perché ci sono delle commesse da portare a termine.

Siamo 537 famiglie che tra 40 giorni rischiano di perdere la speranza in un futuro dignitoso, famiglie che si troveranno in difficoltà a pagare la mensa scolastica dei figli, che non sapranno come pagare il mutuo per la casa, che rischiano di perdere la sicurezza di una vita basata sul lavoro onesto. In questo momento di gioia e allegria che il Festival di Sanremo regala ogni anno a tutta l’Italia e a tutti gli italiani nel mondo, vi chiediamo di starci vicino perché per noi, invece, è un moneto molto triste, che ci fa avere paura di un futuro che diventa sempre più incerto.

Poi con la voce rotta dall’emozione, un lavoratore ha aggiunto: “Chiediamo politici di cambiare le regole per le multinazionali: non è ammissibile dare l soldi pubblici ad aziende che poi si trasferiscono all’estero. Chiediamo anche ai tre conduttori di aiutarci”.

Fonti: Huffpost – Famiglia Cristiana