Rigopiano, “fu una dirigente della prefettura a ignorare lʼallarme”

Rigopiano, “fu una dirigente della prefettura a ignorare lʼallarme”

Identificata la donna che rispose alla chiamata di Quintino Marcella, bollando la richiesta di aiuto dopo la slavina come una bufala

Non è stato un funzionario qualunque della prefettura di Pescara a rimbalzare la richiesta d’aiuto lanciata al telefono dal titolare dell’hotel Rigopiano, Quintino Marcella. In quella chiamata di mercoledì alle 18.20, l’albergatore si era sentito rispondere che il suo fosse solo “uno scherzo, una bufala”. Marcella aveva ricevuto poco prima la telefonata dell’amico Giampiero Parete, appena scampato miracolosamente alla tragedia. Eppure la risposta del funzionario è stata quasi di scherno: “Ancora con questa storia? Abbiamo verificato, abbiamo sentito l’albergo, la notizia è stata smentita”.

A rispondere al telefono però è stata una dirigente della prefettura, una professionista che anzi avrebbe dovuto avere particolari competenze proprio nella gestione delle emergenze. Ieri i carabinieri l’hanno identificata e sentita, ma sull’indagine c’è il massimo riserbo, a partire dal prefetto, Francesco Provolo, che pesa ogni parola detta ai giornalisti: “Se sono stati commessi errori saranno corretti. Se c’è altro si vedrò, ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma nel merito – ha chiarito – non posso entrare, c’è un’indagine in corso ed è giusto avere rispetto per gli organi inquirenti”.

“Oltre alla telefonata in questione, sulla quale per correttezza non faccio commenti a indagine in corso – assicura il prefetto Provolo -, quel pomeriggio altre segnalazioni sul crollo di un albergo a Rigopiano sono state rimbalzate alla nostra sala operativa dal 118 e da altri centralini del soccorso pubblico. L’intervento, insomma, si è attivato rapidamente”.

Fondamentale per ricostruire il flusso delle richieste di aiuto da Farindola e la risposta della macchina dei soccorsi sarà anche l’analisi dei cellulari dei clienti dell’albergo. Tra i primi arrivati nelle mani degli investigatori c’è quello di Sebastiano Di Carlo, che scrisse alla sorella chiedendo aiuto. Quei dati, insieme ai tabulati degli altri telefoni, potrebbero contribuire a chiarire il quadro per capire se davvero ci fu un ritardo nelle operazioni di soccorso.

Fonte: Tgcom24, Libero