Referendum, tramonta definitivamente Giorgio Napolitano. Come ha fregato anche Matteo Renzi

Non è solo il governo di Matteo Renzi a tornare a casa sonoramente bocciato dopo il voto del 4 dicembre. La riforma costituzionale respinta da quasi il 60% degli elettori portava sì la firma del premier uscente e della quasi ex ministra Maria Elena Boschi, ma le loro mani e la loro penna erano guidate dal presidente emerito della Repubblica, GiorgioNapolitano. Ed è anche lui, o proprio lui, che emerge come grande sconfitto di questa consultazione. Un voto che potrebbe chiudere un’epoca politica oscura di governi tecnici e grandi coalizioni dietro alle quali ci sono sempre stati i movimenti dell’ex inquilino del Colle.

Re Giorgio aveva ribadito a Porta a porta da Bruno Vespa quanto fosse importante per lui l’approvazione di questa riforma. Un obiettivo inseguito almeno negli ultimi trent’anni, ha ammesso su Raiuno. Una dichiarazione che trasforma il sospetto in certezza: l’imput della riforma è partito dal Quirinale e ha trovato sponda nell’ultimo inquilino di Palazzo Chigi, sotto sotto non proprio entusiasta all’idea di giocarsi la carriera per il grande sogno di Re Giorgio.

Qualche segno di nervosismo, ricorda il Giornale, lo aveva anche dato Renzi quando nel pieno di un comizio sbottò: “Non sono attaccato alla poltrone come altri e sono stato chiamato da Napolitano per fare le riforme”. Fosse stato per Renzi, probabilmente questa riforma avrebbe potuto avere altra forma e forse altri sostegni. E allora ha ragione addirittura Marco Travaglio quando, a risultati ancora caldi, ha suggerito a Renzi di chiedere i danni a Napolitano: “Se ha perso è per colpa sua”.

Fonte: Libero