Pamela Mastropietro, l’orrore di Macerata: indagato un altro spacciatore

C’è un secondo indagato per la morte di Pamela Mastropietro, la 18enne romana fatta a pezzi a Macerata. Gli inquirenti ora si concentrano su un altro nigeriano, spacciatore e amico di Innocent Oseghale.

Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera”

C’ è un nuovo indagato per la morte di Pamela Mastropietro, le sue iniziali sono L.D. e per ora è accusato solo di concorso in spaccio di droga. L’inchiesta coordinata dal procuratore Giovanni Giorgio non si ferma. E una settimana dopo il delitto, ecco la prima novità. Il nuovo indagato è un amico di Innocent Oseghale, un altro pusher nigeriano come lui.

La mattina del 30 gennaio, tre ore prima di morire, la ragazza romana fu accompagnata proprio da Oseghale, che aveva solo hashish da vendere, allo Stadio dei Pini di Macerata, per comprare da quest’altro spacciatore la dose di eroina che cercava. Pagò 30 euro, grazie ai soldi ricevuti da Francesco Mercuri, l’uomo di Mogliano che le aveva dato un passaggio in macchina il giorno prima, quando lei era appena scappata dalla comunità «Pars» di Corridonia. Quindi, con la dose finalmente in tasca, Pamela entrò nella farmacia di via Spalato, acquistò la siringa e salì in casa di Oseghale, andando incontro al suo destino atroce.

Luca Traini, sabato scorso, avrebbe voluto uccidere il nigeriano con la sua Glock, presentandosi direttamente in tribunale, in via Pesaro, durante l’ udienza di convalida del fermo. Ma poi, pensando allo schieramento di forze dell’ ordine presenti, cambiò programma, puntando a caso su tutte le persone di colore incontrate lungo il tragitto.

«Questo non è vero però – ha puntualizzato lui nel colloquio avuto con gli investigatori subito dopo l’ arresto -. Quando ho visto delle bambine africane che attraversavano la strada, per esempio, ho sparato in aria per non colpirle. Io volevo fare qualcosa contro l’ immigrazione, perché il fenomeno dei clandestini va stroncato».

Così, adesso, si sta ricostruendo tutto il presente e il passato politico di quest uomo: dai raduni della Lega alle marce con Forza Nuova e CasaPound. Gli inquirenti stanno verificando anche le foto in cui sembra fare, col suo fisico palestrato, da guardaspalle a Matteo Salvini durante un comizio nelle Marche. Oggi pomeriggio alle 16 nel carcere di Montacuto, ad Ancona, dov’è recluso in isolamento e sotto sorveglianza, Traini sosterrà l’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Macerata Giovanni Manzoni e al pm Stefania Ciccioli.

Traini ieri in carcere al suo avvocato, che gli ha portato dei vestiti puliti, ha chiesto di Jennifer, la ragazza nigeriana ferita a una spalla nei pressi della stazione: «Come sta? Non volevo colpirla». Lui era convinto di aver ferito in tutto 11 persone, ma i feriti per fortuna sono solo sei. Tre invece i bersagli mancati per un soffio. Ora è accusato di strage aggravata dalla finalità di razzismo e di porto abusivo d’ armi con l’ aggravante dell’ odio razziale: avrebbe dovuto usare la sua Glock solo al poligono.

Ogni giorno che passa, dunque, emergono nuovi particolari. Il procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio, ha raccontato ieri che dopo aver compiuto il suo raid per le strade di Macerata, il pistolero pelato di Tolentino con una copia del «Mein Kampf» sul comodino si è fermato a Pollenza, il luogo dove sono state ritrovate le due valigie con dentro i poveri resti della ragazza straziata e ha lasciato lì un cero votivo per Mussolini, la scatola vuota delle cartucce usate («Ho sparato in tutto trenta colpi») ed è rimasto in raccoglimento pensando di aver così vendicato Pamela.

«La ragazza il 30 gennaio, quand’ è morta, cercava a Macerata la droga – ha detto ieri il procuratore – ma all’ uomo a cui aveva chiesto il giorno prima l’ autostop disse che sarebbe voluta tornare a casa, a Roma. Purtroppo, poi, girando per Macerata ha incontrato il ragazzo nigeriano ai Giardini Diaz e l’ ha seguito».