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Maxi scorta per Renzi: va alla Festa dell’Unità con 24 auto e 2 moto

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Ventiquattro auto e due motociclette per scortare Matteo Renzi. Un maxi cordone di sicurezza che fa impallidire quello del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Anche perché la visita del premier era tutt’altro che istituzionale. Lo stuolo presidenziale è stato messo in moto per accompagnare il premier spendaccione a Modena dove ha partecipato alla Festa dell’Unità e ha incontrato alcuni imprenditori locali. A pizzicarlo è stato Fabio Massimo Castaldo, portavoce del Movimento 5 Stelle all’Europarlamento, che ha postato il video su YouTube (guarda qui) scatenando asprissime polemiche.

Il video girato dall’eurogrillino rritrae perfettamente il convoglio presidenziale che attraversa il centro di Modena. Se da una parte la sicurezza del premier è certamente una priorità in tempi di terrorismo, dall’altra lo spostamento di Renzi e della maxi scorta è certamente un esborso strosferico in tempi di spending review. In molti si sono, infatti, chiesti è prevista la presenza di un simile corteo anche in zone e situazioni dove non sono previste situazioni di particolare pericolo.

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Ministro della sanità choc: chi non può pagarsi le cure va ucciso

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I poveri? Crepino pure: curarli costa troppo. Ci vorrebbe l’eutanasia, per sopprimere chi non può permettersi cure sanitarie private. La frase non è di Hilter, ma della ministra lituana della salute, Rimante Salaseviciute, secondo cui il denaro ovviamente conta molto più della vita umana. Se i paesi baltici si segnalano periodicamente per gaffe imbarazzanti – come l’arresto di Giulietto Chiesa in Estonia solo per impedirgli di esprimersi sulla relazione tra Europae Russia – l’uscita della Salaseviciute è perfettamente consonante con il trattamento che la Germania, tramite la Troika Ue, ha imposto ai bambini greci, lasciati senza cibo sufficiente e senza assistenza medica. Tragedie che in Italia diventano commedia, come lo spettacolo della gente che si rovescia in testa secchiate d’acqua, ufficialmente per aiutare la raccolta fondi contro la Sla. Scena che dovrebbe «suscitare pena e indignazione», protesta il blog “Il Simplicissimus”, visto che era una trovata «sostanzialmente per fare i fresconi e richiamare servizi televisivi». Tanto più che «dopo le secchiate, compresa quella di Renzi irresistibilmente attratto dalle stupidaggini come l’ago della bussola lo è dal nord, non arrivano soldi o ne arrivano pochini: in tutto l’Occidente finora non si è raccolto nemmeno ciò che serve a comprare un F-35».

Alla fine, continua il blog, si arriva a constatare che la ricerca su una malattia considerata rara non è sostenuta dai fondi pubblici, «il cui unico scopo è risparmiare per far contenta la finanza», quella tedesca, che impone all’Unione Europea la tortura della disciplina di bilancio, a sua volta prodotta dalla colossale mistificazione dell’euro, la non-moneta che gli Stati non possono utilizzare per le loro necessità. E addio solidarietà sociale, compreso il diritto alla salute: ormai anch’esso in via di estinzione, «nell’evanescente e terribileEuropa delle banche». Mostruosa, dunque, ma anche drammaticamente corente con il clima di questi anni, la sortita della lituana Salaseviciute, «personaggio tra i più progressisti della piccola repubblica baltica sulla quale sventola la bandiera delle 12 stelle». Dichiarazione rilasciata alla radio nazionale: «L’eutanasia è una buona soluzione per gli strati deboli della società, per i poveri che non hanno i mezzi per pagare le cure sanitarie». Per la ministra, inoltre, è impensabile che la Lituania sviluppi uno stato sociale dove la sanità e le cure siano accessibili a tutti.

«Evidentemente – scrive “Il Simplicissimus” – gli accorati appelli della Lagarde sull’allarmante aumento dell’età media e sulla incredibile tracotanza dei ceti popolari che pretenderebbero di usufruire dei progressi delle conoscenze mediche, fanno scuola». Vengono i brividi, aggiunge il blog, pensando che la Salaseviciute è stata promossa ministro della sanità per sostituire il compagno di partito e di governo Vytenis Andriukaitis, chiamato a far parte della nuova Commissione Europea guidata dall’impresentabile Jean-Claude Juncker, da più di trent’anni al servizio di multinazionali, élite finanziaria, servizi segreti e grandi evasori mondiali. Si comincia con le secchiate d’acqua in testa e poi si arriva alle pratiche di sterminio sociale auspicate in Lituania? «Sono due facce della stessa medaglia», se cominci a tagliare deficit e posti letto negli ospedali. Morale: il pubblico non deve più garantire l’accesso alla sanità di tutti i cittadini. «Buffoni e canaglie – conclude “Il Simplicissius” – compaiono sullo stesso piano ideologico come le figure speculari su una carta da gioco: quella del baro che ci sta portando via la posta accumulata in tanti anni di lotte e di speranze».

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++ ULTIM’ORA ++ Una regione italiana dice addio all’euro. La sfida totale: ecco chi si sgancia

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La Valle d’Aosta sta pensando di battere moneta propria, la Valdex, e trovare una via d’uscita creativa per sfuggire ai limiti di bilancio imposti dal patto di stabilità imposto agli enti locali dallo Stato. Con una propria moneta, la Regione è sicura di poter sbloccare circa 30 milioni di euro, che potrebbero poi essere spesi in investimenti.

Secondo quanto è emerso da un convegno sulle monete locali tenuto nel piccolo comune di Saint-Christophe: “Paghiamo l’indennità di bilinguismo dei dipendenti pubblici con la moneta locale” ha proposto Marco Gheller, esponente del partito autonomista valdostano Alpe.
Il progetto – L’idea era venuta tempo fa anche a Etienne Andrione, candidato sindaco di Aosta per l’Union valdotaine progressiste e a Pierluigi Marquis, capogruppo della Stella Alpina in Consiglio regionale. Come riporta Italia Oggi, la moneta valdostana non sostituirebbe l’euro, ma lo affiancherebbe, come già sperimentato in altre regioni come la Sardegna. In Europa ci sono stati diversi esperimenti anche riusciti, come a Bristol, in Inghilterra, dove hanno adottato la Bristol Pound, oppure in Belgio col Res, e nella regione bavarese della Germania col Kinguarer.

In Italia aveva raccolto buoni risultati la Sardex in Sardegna, meno fortunata invece la Napo, battuta dal sindaco Luigi De Magistris a Napoli.
Senza banchieri – La Valdex, nome proposto da Marquis, non sarebbe stampata da una Banca centrale, ma sfruttata con strumenti simili a carte di credito e distribuita ai dipendenti pubblici. Con le tessere si potrebbero acquistare beni e servizi delle aziende locali.

FONTE: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11876644/valdex.html

Equitalia gli chiede 63.000 €, la risposta di questo cittadino spopola su facebook

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EQUITALIA GLI CHIEDE 63 MILA EURO, ECCO LA SUA RISPOSTA…

Equitalia ha chiesto ad un cittadino, Simone C., ben 63.000€ con un singolo bollettino.

Un debito che da 18.000€ è aumentato in pochissimi mesi.

Lui non ci sta: non vuole suicidarsi, vuole lottare e dare lavoro. Per lui “Equitalia non vale niente”.

Di seguito riportiamo il post pubblicato sulla propria pagina Facebook e riportato da questo sito:

Ecco la foto del bollettino che gli è giunto fino a casa:

equitalia

“Questa è la cifra che mi chiede Equitalia! Così, tranquillamente, con un semplice bolletino! Come quelli che si usano per pagare una contravvenzione, la luce o il gas ! Mi è arrivata ieri, e secondo loro in una quindicina di giorni dovrei trovare 63 mila euro..

E faccio presente che fino a qualche mese fa secondo loro ne dovevo 45 mila, quindi gli strozzini mi chiedono il pizzo con degli interessi che in pochi mesi sono aumentati di 18 mila euro. È da più di 10 anni che ho questa attività, ne ho passate tante, è stata una gran fatica, ma è stato anche appassionante! Ho superato tanti ostacoli, in più di 10 anni di lavoro sarò andato in ferie una volta o due ! Ho una normalissima automobile che mi serve per lavorare e una piccola casa che mi serve per viverci. È da mesi che non guadagno nulla pur di pagare i dipendenti!

Nonostante tutta la mole di lavoro e di responsabilità non ho accumulato alcuna ricchezza, ho dato lavoro ,un servizio, ed ho dato un contributo allo Stato, Se calcolo tutto il lavoro svolto e il guadagno finale penso che un servizio migliore non si potesse dare se non in condizione di totale schiavitù! E forse è quello che vogliono, ed è la sensazione che ho ad oggi con queste regole e queste tasse impossibili da sopportare! Sono diventato uno schiavo che sopravvive e che è costretto a schiavizzare i suoi dipendenti per rimanere sul mercato, per essere competitivo e per non chiudere, per non morire… Capisco la sensazione di quegli imprenditori che si sono suicidati, stanchi di quella vita senza più senso. C’è qualcosa di terribilmente marcio in questa società, labirinto di leggi e regole, talmente assurde e complesse che non so se la mia commercialista sia in grado, di districarsi!

Ma sono costretto ad affidarmi a lei e non so neanche quanto sia responsabile di tutto quello che fa per mio conto! Se ci pensiamo è assurdo che dobbiamo pagare una persona per pagare. Detto questo a me sinceramente non interessa perdere tutto, anzi forse per me sarebbe una liberazione! Ma non lo trovo giusto, non ha senso! Chiudere i miei negozi, licenziare, fallire. Io voglio lottare ! Di sicuro non voglio suicidarmi! Voglio dare lavoro !

Voglio produrre essere parte del sistema e della società! Voglio essere importante per questo paese, voglio essere una risorsa! Voglio pagare le giuste tasse e voglio libertà e giustizia! Equità sociale! Per me equitalia non vale niente! Per me conta la costituzione italiana e la dignità del suo popolo! Continuerò a lottare fino a che potrò farlo e allora poi, ma poi forse potrò morire e non sicuramente da suicida.”

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Fonte: Attivotv

UN’ALTRA NAZIONE PREPARA IL REFERENDUM PER CHIEDERE AL POPOLO SE RIMANERE O USCIRE: DI CHI SI TRATTA

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L’effetto domino è iniziato. La valanga inizia ad ingrossarsi. Dopo il Regno Unito e la Brexit, è il momento del secondo Paese che vuole affrancarsi dall’Europa: l’Austria, che da mesi si “scorna” con Bruxelles in primis per le questioni relative all’immigrazione. Dopo la consultazione britannica, infatti, il vicesegretario nazionale dell’Fpo, il partito nazional-liberale, mister Norbert Hofer, ha chiesto ufficialmente il referendum anche per Vienna. Si tratta della prima volta che un leader della destra populista austriaca parla esplicitamente di quella che è già stata ribattezzata Oxit, un’ipotesi sostenuta in un’intervista al quotidiano viennese Osterreich.

Ma non è tutto. Sulla stessa linea sarebbe anche il segretario nazionale dell’Fpo, Heinz Christian Strache: avrebbe cambiato linea nel giro di pochi giorni. Infatti, all’indomani della vittoria del “leave” nel Regno Unito, Strache si era limitato a complimentarsi con i britannici per la “sovranità riconquistata”, per poi pronosticare la fine della Ue se non ci sarà a “un profondo e ampio processo di rinnovamento”. Nessuna richiesta esplicita, dunque, che invece ora, almeno stando a quanto sostiene la stampa locale, potrebbe arrivare a strettissimo giro di posta.

Il punto è che i leader della destra nazional-liberale austriaca avrebberogià steso una road-map e stabilito i tempi: vorrebbero il referendum entro un anno. Hofer ha dichiarato: “Se l’Ue continua a svilupparsi in maniera distorta allora per me sarebbe giunto il momento di dire: ora si dia la parola ai cittadini austriaci“. E ancora: “L’Ue si sviluppa nella forma di una Unione centralizzatrice, anziché ritornare ai suoi valori fondamentali. Se non vengono poste entro un anno le necessarie misure, allora l’intero processo è fortemente compromesso”. E, dunque, inizierà l’iter che potrebbe portare al secondo distaccamento da Bruxelles.

Dietro l’accelerazione di Strache, che da euroscettico si sta per trasformare in “eurosecessionista“, potrebbero anche esserci ragioni elettorali. Il punto è che sulle elezioni austriache, vinte da Alexander Van der Bellen per poco meno di 31mila voti, pende un ricorso. Nel caso in cui la Corte costituzionaledi Vienna si pronunciasse a favore dell’annullamento delle consultazioni, l’Fpo di Hofer potrebbe fare leva sulla possibilità del referendum per vincere le elezioni presidenziali.

Fonte: Libero

FANTASTICA LAURITO! MASSACRA RENZI “FREGANDO” LA CENSURA RAI! A LINEA NOTTE L’UNICA “VOCE CONTRO” ERA LA SUA! ECCO COM’E’ ANDATA

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CERCAVATE L’ANTI-RENZI? E’ MARISA LAURITO! – A “LINEA NOTTE” L’UNICA VOCE CONTRO L’ITALICUM: “LA COSA CHE MI INFASTIDISCE DA CITTADINO, È CHE IO POI QUANDO VADO A VOTARE NON SCELGO NULLA, PERCHÉ MI RITROVO GIÀ UN PACCHETTO BELLO E PRONTO CHE DEVO VOTARE”

Scanzi: “Durante il dibattito sull’Italicum a “Linea Notte” nessuno ricorda che produce la stortura di 10 deputati in più: del resto, le prime pagine del Fatto lì non sono mai amatissime, se non quando ritraggono Cuperlo e Bersani in mutande: “E’ Renzi ad averli ridotti così, eh eh eh”. Eh eh eh…

 

Andrea Scanzi per il “Fatto Quotidiano”

L’opposizione ha finalmente trovato il suo leader: Marisa Laurito. La rivelazione ha avuto luogo due sere fa a Linea Notte (RaiTre). In studio, ospiti di Giuliano Giubilei, quattro ospiti. Il sommamente pingue renziano Stefano Bonaccini; Tommaso Labate, giornalista non proprio anti-Renzi; Silvia Sardone, astro vagamente nascente di Forza Italia. E infine la Laurito, la cui mostra si è appena aperta a Milano. E’ una puntata delicata, perché all’interno del Pd qualcuno ha addirittura osato dissentire da Renzi. E questo, si sa, è molto maleducato. Vengono esposte al pubblico ludibrio le dichiarazioni oltraggiose dei brutti Zoggia e D’Attorre.

Primo giro di interventi. Parlano Labate e Bonaccini. Quest’ultimo loda la benevolenza di Renzi, che ha addirittura concesso una possibile apertura sulla riforma del Senato senza con ciò ipotizzare la fucilazione dei reprobi. Labate commenta con dolore che “il Pd ultimamente ha un po’ perso l’abbrivio” (son problemi grossi). La povera inviata Tatiana Lisanti, mummificata davanti al Nazareno fino a tarda notte, racconta con entusiasmo comprensibilmente impalpabile come stia andando lì dentro: “Renzi ha appena detto di essere molto colpito dal dibattito, ne esce arricchito”.

Giubilei, felice da cotanta buona novella, ipotizza che Bersani sia soddisfatto dell’apertura di Renzi al punto da “scongiurare la scissione”. La Lisanti, che neanche sembra ascoltarlo (“Parli con me Giuliano?”), lo smentisce. E Giuliano ci rimane male.

Secondo giro di interventi: Labate titilla Renzi, Bonaccini celebra Renzi, la Sardone esorta a parlare “fuori dai denti”. Accade poi un fatto vieppiù increscioso: la Laurito osa proferire verbo. “La cosa che mi infastidisce da cittadino, è che io poi quando vado a votare non scelgo nulla, perché mi ritrovo già un pacchetto bello e pronto che devo votare”. Sintesi impeccabile, che però indispettisce Giubilei: “Non è proprio così, anzi è stata corretta”. Un intervento pertinente e anzi doveroso: si sentiva, in effetti, la mancanza nel programma di un parere renziano.

La Laurito garbatamente glissa (“Ah, è stata corretta”), prima che perfino Labate riconosca che un po’ “la Laurito ha ragione”. Urge un intervento ulteriore, atto a rafforzare l’avanzata a testuggine delle forze (del bene) renziane. Eccolo: ormai stremata, la Lisanti informa che sta per apparire il vicepresidente Pd Guerini. Giubilo (e Giubilei) in studio. Guerini tiene la parola quasi dieci minuti, riuscendo a non dire assolutamente nulla.

La Lisanti, con classe, si appisola. Riappare la Sardone, che prima attacca l’indagata Paita ma poi inciampa drammaticamente nella pronuncia della parola “idrogeologico”. L’Italicum, nel frattempo, resta sullo sfondo come un miraggio pressoché divino. Nessuno, durante il dibattito, ricorda – come ha scritto il Fatto ieri – che produce l’ulteriore stortura di 10 deputati in più: “Sarà una cosa legata al conteggio dei collegi”, minimizzano durante la rassegna stampa finale.

Del resto, a Linea Notte, le prime pagine del Fatto non sono mai amatissime, se non quando ritraggono (ieri Vauro) Cuperlo e Bersani in mutande: “E’ Renzi ad averli ridotti così, eh.

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Pensionati massacrati, arriva un nuovo super-taglio: ecco cosa ha in mente Renzi

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In meno di 2 mesi, e per ben due volte, il governo getta le basi per sgraffignare una parte del tesoretto da 24 miliardi rappresentato dalle pensioni di reversibilità. A posteriori l’ esecutivo si scusa, imputando la responsabilità a un fantomatico “giallo mediatico”, o ad un “refuso tecnico”. Resta il concreto sospetto che si stia tentando di scippare ai lavoratori parte dei 24 miliardi (dati Inps 2015), per garantire un reddito alla famiglia in caso di eventi tragici.

Scuse a parte, nel Def il governo – assicura a posteriori Giuliano Poletti – ha inserito per un «errore tecnico» un paragrafo vago (e inquietante) che ipotizza una revisione delle pensioni di reversibilità. In sostanza l’«errore tecnico» disconosciuto ieri anche dalle teste economiche del renzismo (Yoram Gutgeld, commissario alla Spending review e Tommaso Nannicini sottosegretario a Palazzo Chigi), è arrivata una piccata smentita. Sarà pure un errore, però in meno di 2 mesi (la prima volta a metà febbraio), salta fuori in due distinti documenti ufficiali del governo (l’ altro è la legge delega sul contrasto alla povertà in gestazione parlamentare), lo stesso identico “refuso”, che il governo prontamente disconosce e declassa a mero errore tecnico la riforma delle pensioni di reversibilità.

Eppure in questo baccanale previdenziale – con i sindacati sul piede di guerra alla sola ipotesi di interventi che ne chiedono di nuovo «lo stralcio, visto che di errore si è trattato» – il governo ipotizza un cambio di rotta epocale. In sostanza il trattamento di reversibilità passerebbe da prestazione dovuta (per i contributi versati), a mero trattamento assistenziale (una concessione).
Dettaglio non trascurabile.

L’ erogazione della prestazione assistenziale agli eredi sarebbe però legata all’ effettiva “consistenza reddituale e patrimoniale” dei sopravvissuti. Come? Mettendo tra le clausole per ottenere l’ assegno non solo i redditi di chi sopravvive (Isee e Isr, Indicatore della situazione reddituale), ma anche l’ effettiva consistenza patrimoniale del/dei sopravvissuti. Case, conti in banca, investimenti e polizze farebbero cumulo così da scremare la platea dei potenziali beneficiari. Al dicembre 2015 – stando ai dati Inps – oltre 3 milioni di eredi si spartiscono circa 24,1 miliardi di assegni differiti. E non si tratta di generosità dell’ Inps. I 24 miliardi di reversibilità pagati annualmente (su 270 miliardi di spesa pensionistica), sono frutto dei contributi versati dal lavoratore. O meglio: tra lavoratore e datore di lavoro ogni mese si versa circa un 32% di stipendio in contributi (il lavoratore l’ 8, l’ impresa il 23). E una quota è appunto la cosiddetta “quota IVS” (invalidità, vecchiaia e superstiti), una sorta di assicurazione per garantire alla famiglia del lavoratore un “paracadute” in caso di eventi tragici.

L’ intenzione del governo potrebbe essere quindi di cancellare l’ IVS (lasciando invariata però il prelievo previdenziale), così da togliere l’ assicurazione in caso di invalidità o morte prematura. E quindi avrebbero diritto alla pensione assistenziale di reversibilità solo i nuclei familiari più poveri (o apparentemente tali).

A dirla tutta non è che Renzi & Co si siano inventati una cosa nuovissima. Già nel 1995 la Riforma Dini introdusse l’ incompatibilità dei redditi del superstite: la quota di pensione di reversibilità si riduce in base al reddito personale di chi sopravvive. E più alto è il reddito del sopravvissuto e meno gli spetta. Anche se il congiunto ha lavorato per 40 anni, versato fiori di contributi e pagato tutta la quota IVS.

Non è immaginabile ridurre le prestazioni (taglio sulla reversibilità), e mantenere gli stessi contributi per tutti i lavoratori indipendentemente dal tipo di prestazione. E poi agganciando la reversibilità all’ Isee e al patrimonio si riducono le chance per ottenere l’ assegno di reversibilità. Insomma, è un taglio alle pensioni.

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Riforme, Renzi ha fretta: “In aprile le unioni civili”

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È tornarto a parlare oggi della riforma costituzionale, in occasione della sua visita al Salone del mobile di Milano.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha colto l’occasione per replicare alle critiche del centrodestra, che ieri, dopo il voto della Camera, aveva parlato di “vittoria dell’arroganza” su una questione di importanza nazionale.

Rendiamo più semplice il Paese“, ha ribadito Renzi, sostenendo che ora è necessario “smettere di parlare male” dell’Italia e “raccontare all’estero che è piena di problemi“, piuttosto rispondendo alla richiesta che dal mondo arriva, quella di “Made in Italy, qualità e bellezza”.

La lotta politica non può arrivare a prendere in ostaggio il Paese e le prospettive del Paese“, ha aggiunto il premier. In serata, parlando poi in diretta Twitter e Facebook, è tornato a parlare di riforme. “Se la settimana prossima si fa qualche notturna o al massimo quella successiva – ha detto – penso che entro il mese di aprile potremo firmare la legge sulle unioni civili“.

Nelle parole di Renzi anche l’Italicum, che il premier ha ribadito di non voler cambiare, nonostante le pressioni della minoranza del Partito democratico.

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