Milioni di cittadini europei a rischio povertà. L’Istat: “In Italia uno su 3”

I popoli si stanno risvegliando: il vento del cambiamento ha soffiato su Gran Bretagna e Stati Uniti e oggi, con le dimissioni di Matteo Renzi, è arrivato anche in Italia.

Ora i cittadini possono sperare in un futuro migliore, ma bisogna agire in fretta: secondo un recente studio del “Social Justice Index 2016”, finanziato dalla Fondazione Bertelsmann, un cittadino europeo su quattro è alle soglie della povertà o a rischio di esclusione sociale. In totale 118 milioni di persone.

In Italia la situazione non è migliore, anzi. Come riporta Il Fatto Quotidiano, quasi il 29% degli italiani, pari a 17,5 milioni di persone, lo scorso anno era a rischio povertà o esclusione sociale. Al Sud la percentuale sale al 46,4%, dal 45,6% dell’anno precedente, e la quota è aumentata anche al Centro: da 22,1% a 24%. I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%). Solo al Nord si è registrato un calo, dal 17,9% al 17,4%. Lo calcola l’Istat, secondo cui sono “ancora lontani” gli obiettivi fissati dalla Strategia Europea 2020 in base ai quali l’Italia nei prossimi quattro anni dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12,8 milioni. Oggi la popolazione esposta è “superiore di 4 milioni 587mila unità rispetto al target previsto”. Ed è ulteriormente aumentata, dal 38,8 al 39,9%, la quota di individui in famiglie che dichiarano di non poter sostenere una spesa imprevista di 800 euro. Il 14,9% (contro il 14,3 del 2014) ha accumulato arretrati sul mutuo, l’affitto, le bollette o altri debiti (da 14,3% a 14,9%).

Le persone che vivono in famiglie con cinque o più componenti sono quelle più a rischio di povertà o esclusione sociale: passano a 43,7% del 2015 da 40,2% del 2014, ma la quota sale al 48,3% (da 39,4%) se si tratta di coppie con tre o più figli e raggiunge il 51,2% (da 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori. Il report Condizioni di vita e reddito rileva anche che i peggioramenti più marcati si osservano per gli individui in coppie con almeno tre figli: la quota di chi dichiara di non poter sostenere una spesa imprevista di 800 euro passa dal 48,1% al 52,8% e quella di chi ha avuto arretrati per mutuo, affitto, bollette o altri debiti dal 21,7% al 30,4%, contribuendo all’aumento di 3 punti percentuali dell’indicatore sintetico di grave deprivazione materiale.

Sono considerate esposte al pericolo di cadere nella trappola del disagio economico le persone che vivono sotto la soglia di povertà (9.508 euro annui per le famiglie composte da un solo adulto), quelle che mostrano almeno quattro segnali di disagio in un ventaglio di nove (essere in arretrato su pagamenti, non potere fare fronte a spese impreviste, comprare un telefono, un’auto, una lavatrice o una tv e ancora, non poter riscaldare casa, fare unpasto proteico una volta ogni due giorni e andare in vacanza per una settimana) e quelle che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2014 hanno lavorato meno di un quinto del tempo (escludendo gli studenti tra i 18 e i 24 anni).

I governi che succederanno ai partiti tradizionali dovranno mantenere le loro promesse e risolvere questo problema. O ci sarà una crisi ancora più devastante.

Di seguito riportiamo la traduzione di Vocidallestero.it del commento del quotidiano tedesco Der Spiegel sulla ricerca del “Social Justice Index”:

“È in costante crescita il numero di cittadini europei che, nonostante abbiano un impiego a tempo pieno, sono a rischio povertà. Queste sono le conclusioni di un recente studio del “Social Justice Index 2016”, finanziato dalla Fondazione Bertelsmann. Lo scorso anno questa percentuale è salita al 7,8 per cento. Ciò significa che milioni di persone nell’UE sono sottoposte a un reale rischio di povertà, pur potendo contare su un’occupazione a tempo pieno. Tre anni fa questa percentuale era del 7,2 per cento.

Anche se alcuni paesi dell’UE stanno mostrando una lenta ripresa rispetto alle conseguenze della crisi economica e finanziaria, lo stesso non si può dire dell’impatto che i mutamenti del mercato del lavoro hanno avuto sulla vita delle persone. Sulla base di 35 criteri, i ricercatori di “Social Justice Index” analizzano ogni anno sei aree di studio, tra cui povertà, istruzione, occupazione, salute e giustizia intergenerazionale.

Secondo il documento, un cittadino europeo su quattro è alle soglie della povertà o a rischio di una qualche forma di esclusione sociale: in totale si parla di oltre 118 milioni di persone. Per i ricercatori le ragioni vanno ricercate in particolare nella crescita dei settori a basso salario.

L’aumento dei cosiddetti “lavoratori poveri”, ovvero delle persone con un’occupazione ma a rischio di povertà, preoccupa moltissimo gli autori della ricerca. “Una crescente percentuale di persone alle quali non basta un lavoro per vivere è qualcosa che mina l’intera legittimità del nostro ordine economico e sociale”, ha detto il Presidente della Fondazione, Aart De Geus.

Non è solo la povertà a essere identificata come una delle problematiche fondamentali in Germania, da parte degli autori, ma anche la scarsa permeabilità sociale prodotta dal sistema educativo. Il numero di persone che sono occupate a tempo pieno ma sulla soglia della povertà in Germania è aumentato dal 5,1% del 2009 al 7,1% del 2015. Questo pone la Germania al settimo posto in Europa, nonostante la Repubblica Federale sia la più grande potenza economica del vecchio continente. Il primo posto è occupato dalla Svezia, mentre il fanalino di coda resta la Grecia.

In particolare nell’Europa meridionale sono i giovani a rischiare di essere lasciati indietro. In UE il 27% dei minori (sotto i 18 anni) sono a rischio di povertà o esclusione sociale. In Grecia, Italia, Spagna e Portogallo addirittura un bambino su tre è a rischio di povertà”.

Fonte qui e qui