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Don Franco: “Maria nel mio presepe ha il burqa perché la religione è dialogo”

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Don Franco: “Maria nel mio presepe ha il burqa perché la religione è dialogo”

Don Franco, da buon pastore «progressista» col cuore a sinistra, conosce l’aforisma di Marx, «La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni».

Il parroco della chiesa di Sant’Anna di Potenza ha deciso di «lastricare» il presepe di buonismo filo islamico. I suoi parrocchiani nella capanna hanno trovato il Bambino con una Madonna velata e un San Giuseppe-tuareg. Cos’ha combinato don Franco Corbo, 75 anni, ex animatore anni ’70 delle «comunità di base» con di concerti in chiesa degli Inti Illimani? Ha diviso, con un muro, presepe «orientale» e «occidentale»: nel primo ha inserito «regolarmente» Gesù, vuota la culla nella seconda mangiatoia.

Scusi don Franco, cosa le è saltato in mente? Non pensa che questa rappresentazione sia sacrilega per uno dei simboli più cari alla nostra tradizione cattolica?

«Nessun sacrilegio, anzi la volontà da parte mia di ribadire come la religione possa e debba rappresentare uno strumento di dialogo».

«Dialogo» con chi?

«Con tutte le altre fedi e tutte le etnie distrutte o ridotte in miseria dall’egoismo della società occidentale».

Sta scherzando o dice sul serio?

«Sono serissimo. Noi siamo in grado solo di costruire muri. Con questa logica di chiusura migratoria Gesù oggi non potrebbe mai arrivare da noi, resterebbe in Palestina».

È così lei ha deciso di farlo nascere in un presepe «arabo». Come se l’islam fosse un esempio virtuoso di tolleranza e solidarietà.

«L’islam, come tutte le religioni, è sinonimo di pace e fratellanza».

E come la mettiamo con i tagliagole, i kamikaze, i terroristi?

«Sono tutte aberrazioni che nulla hanno a che fare con le religioni».

Ma lei ogni tanto ci pensa al suo collega francese, monsignor Jacques Hamel, sgozzato sull’altare da due killer Isis dopo il rifiuto di inginocchiarsi ad Allah?

«Sì, ci penso e prego per lui. Come prego per i suoi assassini. Ma ribadisco: l’Isis non c’entra nulla con la religione islamica. E poi vorrei ricordarle una cosa…».

Dica.

«L’Isis semina morte con armi italiane che gli vendiamo attraverso l’Arabia Saudita».

E questo cosa significa?

«Che l’Occidente ha enormi responsabilità e che, invece dei muri, bisognerebbe costruire ponti, come dice Papa Francesco».

A fianco al suo presepe c’è una cartolina con il presepe di Marrakech. Anche lì la Madonna ha il burqa. Ma a lei l’iconagrafia sacra cattolica proprio non piace?

«Al contrario. Venga, le mostro la mia raccolta personale di presepi, divisi regione per regione».

A quale è più affezionato?

«A quello con le statuine che indossano i costumi tradizionali di Avigliano, il paese dove sono nato».

Altre preferenze?

«Il presepe con gli aborigeni e quello albanese con la statuina di San Giuseppe che beve da una botticella di grappa».

Fonte: Qui