Legge sulla tortura verso l’ok alla Camera: ecco cosa cambia. Amnesty: “Legge schifezza”

La “legge truffa” diventa “legge schifezza”. Il disegno di legge sulla tortura che dopo il passaggio in Senato sta per essere approvato alla Camera, se da un lato vede crescere le fila dei critici, tra gli ultimi il presidente Magistratura Democratica Riccardo De Vito e la corrente Area che da soli rappresentano circa un terzo dei giudici italiani, registra però, e il fatto sorprende, tra coloro che sono schierati a favore il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi.

Da: Libero

Destra e sindacati di polizia l’hanno già definita la “legge-vergogna”. Tutto pronto alla Camera per il testo che tra domani e dopodomani introdurrà il reato di tortura per le forze dell’ordine. Spinta dal Pd e dalla presidenta della Camera Laura Boldrini, la legge per la verità non piace nemmeno a sinistra, ma per i motivi opposti: l’accordo sarebbe “al ribasso”, addirittura una “schifezza” per Amnesty International che voleva misure ancora più punitive per poliziotti e militari che usano metodi troppo spicci contro criminali e sospetti tali.

Come ricorda anche il Tempo, il nuovo testo già approvato dal Senato prevede (articolo 1) che “chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minore difesa, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni“.

Secondo la legge è tortura “se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.

Secondo una interpretazione letterale della norma, e qui protesta la sinistra, un solo atto di violenza non basterebbe a far punire il militare. Anche le toghe, tramite l’Anm, hanno criticato una legge “confusa, inapplicabile, controproducente”.

Da: Fanpage.it

All’interno dello stesso Partito Democratico le posizioni non sono le medesime espresse dal senatore Manconi, ma anzi appaiono contrastanti e variegate. Commentando l’articolo della discordia, il ministro per il Rapporti con il Parlamento nonché ex magistrato, Anna Finocchiaro, ha sostenuto una posizione decisamente differente dal collega dem: “Non è vero che nella norma approvata – sia pure ancora non definitivamente – si preveda il delitto di tortura solo nel caso di più atti violenti o gravemente minacciosi ripetuti nel tempo. A chi legga la norma senza pregiudizio sarà chiaro che il comportamento è punibile sia se il fatto è commesso ‘mediante più condotte’ (dunque con atti plurimi), sia (‘ovvero’, recita la norma, quindi in alternativa di identica gravità) se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona. Dunque, per esempio, sarà responsabile di tortura chiunque schiaffeggerà sul volto, o minaccerà più volte un soggetto in condizione di minorata difesa, ma allo stesso modo chi interrogherà un soggetto costringendolo anche una sola volta a stare nudo in ginocchio”, spiega Finocchiaro.

“Che questa sia la corretta lettura della norma lo dimostra il fatto che l’alternativa tra atti plurimi di violenza e minaccia e il singolo atto di crudeltà ricorre per ben due volte nel testo dell’articolo, all’inizio e alla fine. Ritengo che il testo all’esame dell’Aula della Camera sia la migliore regolazione possibile nelle condizioni attuali. Il Governo è fortemente interessato all’introduzione del reato e a salvare la possibilità di giungere a un testo condiviso. È evidente a tutti come il Parlamento si trovi di fronte a una occasione a lungo attesa e che mai era stata così vicina. Mi auguro quindi che le forze politiche, a partire da quelle che già approvarono il testo al Senato, confermino il loro sostegno alla Camera, superando l’inerzia di decenni”.

Gonnella (Antigone): “Testo incoerente, si vuole rendere difficile l’applicazione del reato”
Raggiunto da Fanpage.it, il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella, spiega di non essere d’accordo con i rilievi espressi dal ministro Finocchiaro e sostiene che la norma sarebbe invece poco chiara e troppo elusiva sia rispetto alle esigenze, sia rispetto alla traccia fornita dalla Convenzione Onu sulla tortura ratificata dall’Italia nel 1989. “La questione è molto complessa, perché ovviamente siamo all’interno di un imbuto dove il Parlamento ha deciso di infilarsi. Le Nazioni Unite all’articolo 1 hanno fornito una definizione lineare di tortura, una definizione che l’Italia, in base a quanto previsto dalla Convenzione, avrebbe dovuto prendere così com’è o comunque ampliarla in relazione alla portata applicativa della norma. Adesso per 29 anni non abbiamo fatto nulla, perché è dal 1988 che sussiste questo obbligo, ora siamo in dirittura d’arrivo e il Senato ha approvato in terza lettura un testo che possiamo definire pasticciato, con delle sacche di confusione definitoria, sia quando si fa riferimento alla pluralità delle condotte, sia quando si fa riferimento alla verificabilità del trauma psichico, quindi sacche che non favoriranno l’operazione lineare da parte del giudice”.