Gli italiani si stanno impoverendo, ma per il governo va tutto bene

Oggi praticamente tutti i giornali e i TG ci raccontano di come la disoccupazione a giugno sia scesa all 11,1%, di come il tasso di disoccupazione giovanile torni a scendere (-1,1 punti) e dell’occupazione femminile ai massimi dall’inizio delle serie storiche. Tutto molto bello. Esultano tutti, ma va davvero tutto così a meraviglia? Perché non si analizzano tutti i dati economici invece di mettere in evidenza solo ciò che fa comodo?

È notizia di due giorni fa che anche il Fondo Monetario Internazionale certifica che gli italiani si stanno impoverendo. Ora come faranno Renzi, Gentiloni, Padoan e tutta la galassia che gravita intorno ai partiti a mascherare il loro fallimento? Nell’ultimo rapporto sull’Italia del FMI si legge letteralmente che “Gli italiani in media guadagnano ancora meno di due decenni fa“. Il reddito pro-capite, cioè il reddito nazionale diviso per il numero di abitanti, non mente. Se alla riduzione di questo parametro aggiungiamo l’aumento della diseguaglianza sociale, che è sotto gli occhi di tutti, la conclusione politica diventa chiara: i governi degli ultimi anni, da Monti a Gentiloni passando per Letta e il “rottamatore” Renzi, hanno scaricato una crisi senza precedenti sulle spalle delle classi più deboli e del ceto medio.

Secondo il FMI servirà un decennio solo per tornare ai livelli di reddito pro-capite pre-crisi (2007), ma potrebbero servirne ancora di più visto che la fragilissima crescita dell’ultimo biennio è stata trascinata da condizioni esterne favorevoli, come il basso costo del petrolio, l’abbassamento dei tassi di interesse provocato da Draghi e qualche margine di flessibilità sul deficit che la Commissione Europea è decisa a rimangiarsi nei prossimi anni.

D’altra parte lo stesso FMI che ha distrutto la Grecia insieme a Bce e Commissione europea “suggerisce” all’Italia di fare ancora più austerità di quanto ci chiede l’Europa, portando il bilancio strutturale, cioè quello al netto del ciclo economico, in surplus dello 0,5% nei prossimi anni. E c’è di più: nello stesso rapporto sempre gli uomini del FMI rilevano che la produttività è bassa e gli investimenti sono crollati del 25% rispetto al 2007. Che sorpresa! Non sarà forse perché la cosiddetta “austerità espansiva” che la Troika ha sempre caldeggiato è una balla pazzesca, un vero scempio alla scienza economica?

È sempre notizia di oggi che 12 milioni di italiani rinunciano a cure per ragioni economiche.

Riporta l’Adnkronos: “Nel 2016 è arrivata a 37,3 miliardi di euro, sborsati in grandissima parte direttamente dalle famiglie. D’altra parte, la spesa pubblica in rapporto al Pil rimane al di sotto di altri grandi Paesi europei: da noi è pari al 6,8% del Pil, in Francia arriva all’8,6%, in Germania al 9%. Non solo. E’ salito a 12,2 milioni il numero di persone che nell’ultimo anno hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche, ben 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. Non è roseo il quadro tracciato dal VII Rapporto Rbm-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata.

Pubblicata oggi e presentata in occasione del Welfare Day 2017 con il patrocinio del ministero della Salute, l’indagine evidenzia come “il miracolo del recupero di sostenibilità finanziaria del servizio sanitario di tante Regioni ha impattato sulla copertura per i cittadini. Il più alto ricorso alla sanità pagata di tasca propria ha come contraltare il fatto che chi non ce la fa economicamente è costretto alla rinuncia o al rinvio di prestazioni”. E, secondo la ricerca, le difficoltà di accesso al sistema pubblico sono aumentate.

Le liste d’attesa sono sempre più lunghe. I dati indicano che per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l’attesa arriva in media a 142 giorni. Per una colonscopia passano in media 93 giorni (6 giorni in più rispetto al 2014), ma al Centro di giorni ce ne vogliono mediamente 109. Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni (6 giorni in più rispetto al 2014), ma al Sud sono necessari 111 giorni. Per una visita cardiologica l’attesa media è di 67 giorni (8 giorni in più rispetto al 2014), ma l’attesa sale a 79 giorni al Centro. Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni (8 giorni in più rispetto al 2014), ma ne servono 72 al Centro. Per una visita ortopedica 66 giorni (18 giorni in più rispetto al 2014), con un picco di 77 giorni al Sud. In questo contesto si inserisce la sanità integrativa, che “potrebbe mettere in moto risorse pari a 15 miliardi di euro l’anno, come confermato anche dalle proiezioni di Rbm”. Perché di questo non se ne parla?