Gasolio rubato in Libia e venduto in Europa, sei arresti e due ricercati

(ANSA) La guardia di finanza ha sgominato un’associazione a delinquere internazionale che riciclava gasolio libico rubato dalla raffineria libica di Zawyia, a 40 km ovest di Tripoli,trasportato via mare in Sicilia e successivamente immesso nel mercato italiano ed europeo.

Militari del comando provinciale di Catania, con la collaborazione del Scico, a conclusione di un’indagine coordinata dalla Procura Distrettuale etnea, hanno eseguito un’ordinanza del Gip effettuando sei arresti (3 in carcere e 3 ai domiciliari): due sono maltesi, due libici e quattro italiani. Altri tre libici sono ricercati. Uno è detenuto nel suo Paese.

Dopo il furto il gasolio veniva scortato da milizie libiche e portato in Sicilia e poi immesso nel mercato italiano e europeo mediante una società maltese. Il traffico è stato monitorato con mezzi del Comando operativo aeronavale della Gdf.

Già nei mesi scorsi la Guardia di Finanza aveva denunciato la possibilità che «le importazioni di petrolio da zone sottoposte al controllo delle organizzazioni terroristiche abbiano come terminali anche le principali raffinerie italiane». E per questo aveva evidenziato la necessità di «disarticolare ogni possibile frode nel settore degli olii minerali in modo da avere una valenza strategica nel contrasto al finanziamento al terrorismo».

Si legge sul Corriere: “Khalifa – conosciuto col soprannome di «il Malem», il capo – era fuggito dal carcere nel 2011 con la caduta del regime di Gheddafi. Il miliziano, che stava scontando una condanna a 15 anni per traffico di droga, guidava un gruppo armato che controllava la zona costiera al confine con la Tunisia. E in particolare i porti di Abu Kammash e Zwarah. Era grazie a questo collegamento che la MaxCom riusciva a rifornirsi del gasolio rubato, sfruttando pescherecci modificati in navi cisterna. Queste navi, poi, giunte al largo di Malta, trasferivano il gasolio su petroliere controllate da società con sede legale sull’isola. Che proseguivano verso l’Italia, disattivando il dispositivo di identificazione per nascondere la propria posizione.

Il gasolio importato illecitamente dalla Libia era distribuito dalla MaxCom in Sicilia e Campania grazie a una rete di vendita composta da «società cartiere» che avevano sede a Catania e nel Siracusano e depositi in diverse zone dell’isola. Grazie a questo sistema, le società evadevano sistematicamente l’Iva. I carichi di gasolio libico, però, erano prima trasferiti nei depositi della MaxCom ad Augusta, Civitavecchia e Venezia. Qui il carburante, che per la quantità di zolfo presente sarebbe stato utilizzabile solo per le navi, era sottoposto a una serie di miscelazioni per trasformarlo in gasolio adatto alle autovetture. Soltanto dopo era immesso sul mercato italiano e in quello europeo, in particolare su Francia e Spagna.”