Eurozona, ecco perché la ripresa potrebbe andare a rilento

L’emergenza Coronavirus sta lasciando un disastro non solo a livello sanitario, ma anche dal punto di vista economico. Nell’Eurozona, in modo particolare, si stanno facendo i conti con i danni che le misure restrittive che i Governi sono stati costretti a prendere, hanno inevitabilmente avuto sulle varie economie nazionali.

I mercati in così netto calo sono sempre più condizionati dalla crisi legata al Covid-19, ma l’interesse di tanti investitori nei confronti del trading online, su piattaforme come Plus500, cresce sempre di più, perché in epoca di volatilità così elevata, è importante riuscire a scovare le opportunità giuste. Il problema, adesso, è quello di riuscire a comprendere realmente quando e come le varie economie dell’Eurozona potranno tornare a livelli accettabili.

In nazioni come Italia e Spagna, ad esempio, il calo supererà il 9% e, con ogni probabilità, toccherà livelli mai raggiunti dal Dopoguerra ad oggi. E sono tre, in modo particolare, i motivi per cui si sta diffondendo una sempre più nutrita preoccupazione in merito a tale situazione.

La Zona Euro è già stata toccata da un grave calo nel 2019

Gli stimoli introdotti a livello fiscale e monetario non sono stati sufficienti, esattamente come i tassi negativi, Francia e Italia sono in un trend di stagnazione nel quarto trimestre del 2019, mentre la Germania è riuscita, per poco, a mettere da parte lo spettro della recessione. L’Eurozona ha lasciato da parte ogni tipo di riforma strutturale nel 2014, nel momento in cui la BCE ha cominciato il suo piano di QE e ha allargato il bilancio a livelli da primato. Così, le PMI manifatturiere erano in trend negativo, la spesa pubblica non è scesa, ma l’eccessivo cuneo fiscale ha rappresentato un macigno sia sull’occupazione che sulla crescita.

La debolezza del settore bancario

Circa l’80% dell’economia reale è spinta da finanziamenti mediante il canale bancario: i crediti deteriorati delle banche dell’Eurozona sono ben oltre i 600 miliardi di euro, una delle attività meno redditizie, il cui rendimento delle operazioni materiali è sempre più in calo. Se i Governi sfrutteranno i bilanci delle banche nei loro progetti di risanamento, un corposo incremento dei prestiti, accompagnato da una qualche garanzia statale, provocherà disordini in merito a capacità di prestito e solvibilità nell’immediato futuro.

Le falle dei piani di risanamento

L’impatto fiscale sui posti di lavoro e sugli investimenti è già particolarmente elevato. Stando a quanto riportato dal rapporto Paying Taxes 2019, gran parte delle economie presenti nell’Eurozona ha dato ampie dimostrazioni di livelli di tassazione assolutamente non competitivi. E i deficit cresceranno e non poco per contrastare questa crisi: le probabilità che poi ci sarà un altro corposo piano di reintegro fiscale sono alte, ma tutto ciò porterà ad un nuovo calo di investimenti e posti di lavoro.

Il problema è che buona parte dei piani di risanamento hanno come obiettivo quello di salvare il passato, non preoccupandosi del futuro. I pacchetti di salvataggio per grosse industrie tradizionali, ad esempio, ci sono, ma mancano investimenti nella tecnologia o, in ogni caso, hanno dietro di sé una scia di oneri eccessivi, senza alcun altro tipo di sostegno.

Durante il piano Juncker, l’Eurozona era già in netta contrazione, una soluzione potrebbe essere quella di affidarsi ad una sorta di New Deal verde che possa stimolare la crescita o quanto meno diminuire il debito pubblico. Bella l’idea, ma l’attuazione? La direzione politica di questi grandi piani è sempre stata deficitaria e hanno una grande tendenza al fallimento, come d’altra parte si è verificato con il Piano per l’occupazione e la crescita relativo al 2009.

Tasse, posti di lavoro e situazione post-Covid19

Se la Germania potrebbe fare in fretta e risalire alla situazione dei posti di lavoro pre-Coronavirus, altri paesi, come Francia, Italia e Spagna, con oneri fiscali troppo massicci, potrebbero avere per molto più tempo problemi di disoccupazione. Inoltre, mancano leadership tecnologica e quella relativa alla proprietà intellettuale. Servirà, nell’Eurozona, quantomeno il 10% del proprio PIL per la ricostruzione dell’economia, ma tale cifra verrà completamente sfruttata dai settori tradizionali. Insomma, con tutte le decisioni prese fino ad ora, tra programmi che avevano come obiettivo la liquidità, gli acquisti di attività di debito sia pubblico che privato, tassi negativi e quant’altro, ora l’UE può solamente nascondere un rischio, ma non ha più le carte in regalo per rimuoverlo.

Insomma, di certezza ce n’è solamente una: qualora l’Eurozona dovesse prendere la decisione di incrementare le tasse per affrontare l’incremento del debito pubblico per via delle misure di contrasto alla crisi legata al Coronavirus, la sua capacità di recupero subirà dei danni a cui sarà impossibile porre rimedio.