ENNESIMO FIASCO DI RENZI: COSÌ CROLLA LA “BUONA SCUOLA”

La Buona Scuola scricchiola. Parecchio. La “rivoluzionaria” – così la definirono dalle parti del Giglio Magico – riforma di Matteo Renzi, infatti, sta pian piano mostrando i suoi numerosi punti oscuri.

Ristrutturazioni miracolose, pioggia di soldi, assunzioni di massa. L’ex premier disse di volersi interessare alla scuola, e in effetti lo fece. Bisogna riconoscerlo. Peccato per i pessimi risultati.

A dicembre alcuni professori italiani si sono visti inserire in busta paga un premio speciale dedicato ai docenti bravi. Per il “bonus di merito” il governo investì 200 milioni di euro tondi tondi. Ogni scuola disseminata sul territorio ha ricevuto dal ministero in media 23mila euro da distribuire ai quei professori che durante l’ultimo anno si sono distinti per particolari doti. Alla competizione hanno partecipato 624mila prof di ruolo e oltre un terzo di questi, ovvero 247.782, sono riusciti a mettere in tasca l’ambito premio.

Su tratta di un contentino, sia chiaro. E infatti sono praticamente tutti scontenti. C’è chi si lamenta perché “l’elemosina” è troppo magra (in media 6-700 euro a docente, ma da tassare), chi ha protestato per aver preso meno del collega (la forbice va da 200 a 1.200 euro) e chi ha messo il muso per le modalità di scelta dei fortunati vincitori.

Perché? Semplice. A scegliere i docenti da premiare sono stati comitati appositi di valutazione formati autonomamente dai vari istituti scolastici e così non sono mancate tensioni. Come sempre. Il fatto è che il contentino dato da Renzi ai professori non li ha accontentati per nulla. Da anni attendono adeguamenti (reali) dello stipendio e di certo un premio una tantum non può bastare.

Anche perché non è detto che anno prossimo le scuole abbiano nuovamente a disposizione altri 200milioni di euro. Il neo ministro Valeria Fedeli vorrebbe rivedere integralmente la riforma e secondo il Corriere nelle trattative tra sindacati e governo ci sarebbero due ipotesi in campo: cancellare il bonus, facendo contento chi l’ha criticato e le casse dello Stato; oppure metterlo direttamente in busta paga, trasformandolo in farsa. Sempre che non lo sia già.

Difficile dire se le commissioni hanno valutato adeguatamente i colleghi o se se n’è approfittato per dare un po’ di regalie qua e là. Per dire: nel Lazio è stato premiato il 47% dei professori mentre il Lombardia solo il 37%. Sono più capre i lombardi o più generosi i laziali? I criteri (troppo) diversi lungo lo stivale riducono ancora di più questa (lodevole) iniziativa in un buco nell’acqua.

In fondo la riforma firmata da Stefania Giannini alle critiche c’è abituata. Dati alla mano, come dimostrato da ilGiornale.it, gli investimenti promessi da Renzi per la ristrutturazione delle scuole sono stati un grande bluff. Sui 7,4 miliardi, promessik l’ex premier ne ha movimentati solo 4,1 e quelli realmente spesi sono ancora di meno: appena 879 milioni.

Poi c’è stata la polemica sulle assunzioni che i docenti costretti a cambiare regione hanno chiamato “deportazione”. E adesso i 200milioni del “bonus di merito”. La Buona Scuola non ha passato l’esame.

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