Cruciani: “I porcelloni stanno a sinistra”

TOH, I PORCELLONI STANNO A SINISTRA

Giuseppe Cruciani per Libero Quotidiano

Al netto delle accuse contro Fausto Brizzi (regista renzianissimo, più volte alla Leopolda, creatore del camper delle primarie 2012), sta crollando in queste settimane tutto quel muro di ipocrisia che ha sempre accompagnato l’ ambiente de sinistra del cinema italiano e americano.

Per intenderci: si viene a scoprire che gli stessi che accusavano prima Berlusconi e adesso Trump di essere due sessisti, maschilisti, porci, maiali e quant’ altro, erano i primi a usare il loro potere per toccare il culo (se non peggio) alle attrici o aspiranti tali, ovviamente senza il loro consenso. Prendiamo l’ America. Fino all’ altro ieri la Hollywood democratica e perbene si apprestava all’ impiccagione in pubblica piazza di Donaldone, dipinto come un animale affamato di sesso, uno che adora afferrare le donne direttamente dalla patonza.

Per aver detto, in un’ intervista di vent’ anni prima rispolverata ad hoc, che si sarebbe volentieri schienato Lady Diana, Trump è stato trattato come una specie di maniaco. Poi si viene a scoprire che il mondo cinematografaro americano è pieno di sepolcri imbiancati, in alcuni casi di arrapati seriali e probabili pedofili, e le stelle democratiche lo sapevano e non dicevano niente. Ma anche l’ Italia non è da meno.

Dove sono le associazioni tipo “Se non ora quando”, le femministe organizzate, i registi sempre pronti alla mobilitazione, i vari Virzì e Comencini? Dove sono i Moretti in piazza, gli Zagrebelsky e le dieci domande di Repubblica? Come mai non abbiamo sentito gli attori impegnati, da sempre abituati agli appelli e alle campagne buoniste e progressiste in diversa dei diritti? Non si vedono, stanno tutti zitti e coperti.

Avete notato qualche presa di posizione forte di quel mondo, una ribellione, un agitarsi dell’ indignazione? No, se ne parla poco e sempre sottovoce, anche con un po’ di vergogna. Eppure quando si trattava di fare il mazzo all’ uomo di Arcore che (secondo loro) disprezzava il genere femminile col suo harem (mai un’ accusa di molestia, però) erano tutti lì, pronti a puntare il fucile.

Bastava una mezza intervista, un’ intercettazione, una spifferata di qualche procura, una Minetti sculettante, per inchiodare e ridacchiare su quel porcello di Silvio. Da un mese Dino Giarrusso de Le Iene (uno che prima di arrivare in tv nel programma di Parenti ha lavorato nel mondo del cinema e conosce bene i suoli polli) conduce un’ inchiesta sulla porcilaia di produttori e registi di casa nostra (altre rivelazioni sono attese nelle prossime ore) e cosa è successo? Nulla.

Si fosse trattato del Berlusca possiamo immaginare le conseguenze. Da noi funziona così: se uno del giro viene accusato scatta la corsa a difenderlo, parte la solidarietà dei colleghi, come nel caso di Tornatore. In una conversazione su Facebook, Ludovica Rampoldi, moglie del produttore di Paolo Sorrentino, nonchè sceneggiatrice di Gomorra e altre serie, scrive: «Come se non fossimo, tutti, persone orribili». A cosa si riferisce? Agli scandali sessuali di casa nostra? A Weinstein?

Probabilmente sì. A rispondergli Umberto Contarello, sceneggiatore della Grande Bellezza: «E per questo sublimi». A cosa si riferiscono? Agli scandali sessuali di casa nostra? A Weinstein? Probabilmente sì. Lo stesso Contarello sostiene: «Non esiste possibilità per tracciare confini nella sanguinaria guerra di sesso e potere, di libido del corpo e libido del potere, se non la violenza fisica non concordata.

In tutti gli altri casi tra adulti nulla è mai nettamente distinguibile… Il gioco del sesso è sempre gioco di potere pertanto basato sull’ ambiguità, che comporta l’ illecito dell’ usurpazione e quello della astuta accondiscendenza. Ma non si ritratta nulla, mai, di questo gioco, pena la fine del gioco». D’ accordo, ma non sentite puzza di autoassoluzione?