Chikungunya, l’epidemia arriva a Roma: Raggi firma l’ordinanza per le disinfestazioni

Febbre chikungunya: a Roma stop alle donazioni per evitare il diffondersi del virus, a rischio le scorte di sangue. Emergenza negli ospedali per 1,3 milioni di cittadini.

Stop alle donazioni nella Asl Roma 2 dopo i casi di Chikungunya. Lo ha deciso il Centro Nazionale sangue – Istituto Superiore di Sanità. La sospensione totale delle donazioni riguarda solo la Asl 2 del Comune di Roma (le parti est e sud della città, più di un 1 milione di abitanti) e il Comune di Anzio, oggetto di un focolaio confermato nei giorni scorsi.

In tutte le altre aree della Regione, in base all’assunzione di un minor livello di rischio di infezione, al sangue raccolto verrà applicata una “quarantena” di 5 giorni se il donatore ha soggiornato in una delle due città colpite. A livello nazionale i donatori che hanno soggiornato nei comuni interessati saranno invece sospesi per 28 giorni.

Come riporta Francesca Angeli per Il Giornale, I casi di Chikungunya registrati fino ad ora sono 17, di cui 6 a Roma. Gli altri casi monitorati nel comune di Anzio riguardano residenti o persone che hanno soggiornato nella cittadina nelle scorse settimane. La Chikungunya si presenta come un’ influenza con febbre alta ma caratterizzata da forti dolori articolari. Nella maggioranza dei casi la malattia ha esito benigno.

I casi gravi sono rari e di solito coinvolgono soggetti con patologie pregresse. Allora perché il diffondersi del virus desta tanta preoccupazione? Purtroppo per la Chikungunya non esiste un test di riconoscimento.

Dunque in caso di un prelievo del sangue finalizzato alla donazione non è possibile verificare se il donatore sia infetto.

L’ unica scelta in caso di presenza del virus nella zona interessata alle donazioni è quella di bloccarle. Lo stop era già stato imposto nella zona di Anzio ma ovviamente le conseguenze di un blocco che riguarda Roma sono molto più pesanti.

Una situazione molto più grave rispetto a quella provocata dallo stop imposto qualche settimana fa alle donazioni a causa della diffusione del virus del West Nilo, per il quale invece esiste un test di riconoscimento e dunque è molto più facilmente contenibile.

Dopo l’attacco della ministra della Salute Beatrice Lorenzin (“Siamo molto preoccupati per la situazione Chikungunya, il comune di Roma proceda subito alle disinfestazioni. È passato troppo tempo dalla prima richiesta di intervento da parte della Asl che risale al 7 settembre”, ndr), il sindaco di Roma Virginia Raggi ha firmato l’ordinanza per le disinfestazioni straordinarie. “Gli interventi straordinari”, spiega il Campidoglio, “sono comunque già iniziati con i trattamenti larvicidi a seguito delle prime segnalazioni di venerdì scorso”.

“Con questo provvedimento – spiega Pinuccia Montanari, assessora alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale – procediamo a effettuare tutti gli interventi necessari, sia larvicidi che adulticidi, in tutte le aree urbane nelle quali si sono verificati i casi clinici notificati dalle Asl. I prodotti utilizzati sono a bassissima tossicità, non irritanti e a bassa persistenza ambientale. Le operazioni dureranno, cosi come indicato nell’ordinanza, fino a comunicazione del termine dell’emergenza da parte delle Autorità Sanitarie preposte”.

Non manca però l’accenno polemico: “È bene anche fare chiarezza: da parte dell’Amministrazione non c’è stato alcun ritardo. Roma Capitale si è immediatamente attivata rispetto ai casi di Chikungunya che ci sono stati segnalati dalle Asl. L’intervento è stato possibile solo al termine delle avverse condizioni climatiche che avrebbero reso inefficaci e inutili i trattamenti. Voglio ricordare anche che da aprile è partito il programma di lotta alle zanzare sul territorio comunale con azioni di contrasto, prevenzione e lotta larvicida georeferenziata, a tutela della salute dei cittadini e a salvaguardia dell’ambiente”, conclude la Montanari.

Fonti:

Il Giornale

Today.it

Tgcom24