Cara Boldrini, lei si è mai chiesta il perché di questi insulti? 

“Adesso basta. Il tenore di questi commenti ha superato il limite consentito. Ho deciso che d’ora in avanti farò valere i miei diritti nelle sedi opportune”. Lo scrive questa mattina Laura Boldrini su Facebook, annunciando battaglia agli “haters” e a chi la insulta sui social network.

Laura Boldrini ha deciso che «d’ora in avanti» farà valere i suoi diritti «nelle sedi opportune», cioè denuncerà chiunque le rivolga insulti, frasi gravemente sessiste e minacce sui social network.

La Presidente della Camera pubblica un pippotto sulla “violenza del web” allegando gli insulti e i nomi e cognomi di chi l’ha offesa online.

Vorrei rispondere allo scritto di Laura Boldrini con una serie di domande:

  1. Ma lei se li ricorda gli insulti che riceveva Berlusconi ai tempi? Perché nessuno diceva niente? O andavano bene perché era un uomo?
  2. Ok, molti di questi insulti superano davvero il limite e siamo tutti d’accordo. Insultare è da idioti. Cara Boldrini, lei si è mai chiesta il perché di questi insulti?
  3. Si è mai fatta un’esame di coscienza sul perché di tutto ciò? Faccio un esempio: se un sito che fa informazione dà una notizia falsa, inventata, è giusto che si prenda degli insulti. Ma se questo svolge il suo lavoro correttamente, non ne riceverà, glielo posso assicurare. Lei ha sempre svolto il suo lavoro correttamente, cara Boldrini?
  4. Ha mai provato a chiedersi perché è considerata da molti il peggior Presidente della Camera di sempre? O siamo tutti stronzi?
  5. Si rende conto che può parlare del problema immigrazione e allo stesso tempo dei drammi che stanno vivendo milioni di italiani? Perché non ha mai una parola per gli imprenditori in difficoltà che si tolgono la vita, per i giovani disoccupati o per i 12,2 milioni di italiani che hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie per motivi economici?

L’impressione che dà è che noi italiani le stiamo sulle palle, la irritiamo, sembra quasi che non voglia vederci.

A proposito, scriveva poco tempo fa Manuel Fondato per “il Tempo”:

Mamma e maestra rimarranno le figure più adoperate e calzanti per descrivere la percezione, sia a Montecitorio che nell’ immaginario collettivo, di questa donna che ha ricoperto il suo ruolo con piglio inedito, personalizzandolo come nessun altro e subordinandolo, coerentemente, questo va detto, alle sue precedenti convinzioni.

Il femminismo, il terzomondismo, il buonismo inclusivo, le pari opportunità anche linguistiche, hanno soverchiato la Presidenza della Camera e non viceversa.

Non che alla terza carica dello Sta to sia vietato condurre le proprie battaglie, men che mai far sentire la sua voce. Quel che viene rimproverato a Laura Boldrini, troppo spesso anche con attacchi beceri e intollerabili, anche questo va detto, oltre al tono ieratico e alla matita rossa affilata sempre in pugno, è l’ essere stata la vestale principalmente delle sue regole, l’ amazzone delle sue battaglie, la portavoce delle sue idee; senza mai dare l’ idea di una terzietà, opportuna se non indispensabile, quando si ricopre un ruolo di garanzia come il suo.

La parata in occasione della scorsa Festa della Repubblica è paradigmatica. La Presidente non riuscì a dissimulare la scarsa empatia verso le Forze Armate, con broncio d’ ordinanza e un atteggiamento, a prescindere dagli applausi o meno, visibilmente distante, salvo sperticarsi in elogi per i giovani del servizio civile.

Quando è stato sospeso il poliziotto della battuta al curaro: «Ecco le risorse della Boldrini» riferendosi a un giovane immigrato, è scattata immediatamente la solidarietà spontanea di poliziotti, carabinieri, militari in pensione; di tutte quelle categorie che in quattro anni non hanno mai percepito la vicinanza, nemmeno formale, di chi rappresenta il loro Stato da una posizione così elevata e prestigiosa.

Chissà se Pierluigi Bersani e Nicky Vendola, grandi registi, nel 2013, della sua elezione siano oggi pentiti della scelta, dal momento che la loro protegè iniziò subito a giocare una partita indipendente e fuori dal partito. Nonostante gli sforzi di un consulente smaliziato come Gad Lerner, l’ immagine di Laura Boldrini appare ormai irrecuperabile, così come il rapporto con 3/4 dell’ assemblea che presiede.

Eppure una volta, almeno ai tempi di un’ altra donna presidente, l’ impeccabile Nilde Iotti, la presidenza di Montecitorio, allora addirittura appannaggio dell’ opposizione, era un ruolo «semplice», notarile, come quello del Quirinale o di Palazzo Madama. Perfino la giovanissima Irene Pivetti, con cui la maggioranza del’ 94 infranse la convenzione «Iotti» e si riprese il ruolo, a soli 32 anni si calò nella parte in maniera sobria e istituzionale. Poi quello scranno divenne improvvisamente altro, con Casini, Bertinotti, Fini, artefici di un protagonismo che, la Boldrini tocchi pure ferro, non portò bene politicamente a nessuno dei tre.

Inizi pure con le denunce, che tra qualche mese non si parlerà più di lei e tutto ciò sarà soltanto un lontano ricordo.

Pubblichiamo alcuni tweet di risposta alla Boldrini: