Bufera su ‘Libero’ e su ‘Il Tempo’: Malaria in Italia, il documento del Ministero della Salute

Bufera su “Libero” e su “Il Tempo”, ecco come rispondono

«I titoli di prima pagina di Libero e de Il Tempo sulla tragica morte per malaria della bimba trentina rievocano certa “caccia all’untore” di manzoniana memoria e non fanno certo onore alla nostra professione di giornalisti». Il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso e il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Nicola Marini, intervengono così nella polemica sui titoli dei due quotidiani, raccogliendo le critiche, le proteste e le segnalazioni di colleghi e associazioni.

Il Tempo in edicola oggi risponde così: “Giornalisti e associazioni ci minacciano per aver detto la verità su immigrati e malaria. Leggetevi il documento. E giudicate chi sono i veri razzisti”. E ancora: “Questa è la circolare del ministero della Salute del 27 dicembre 2016 inerente «prevenzione e controllo della malaria in Italia». Un dossier dove gli esperti del ministero fanno riferimento esattamente a quanto da noi riportato non solo negli articoli di approfondimento sulla morte della bimba per malaria ma soprattutto nel titolo «Ecco la malaria degli immigrati», titolo oggetto perfino di minacce di esposti in procura. Leggete e giudicate voi.”

Anche Libero risponde pubblicando la circolare del ministero: “Nel documento gli esperti si riferiscono proprio alla malaria come malattia portata dagli immigrati, come scritto da Libero nel titolo di prima pagina di ieri 6 settembre che ha suscitato una valanga di polemiche.”

La circolare oggetto di discussione

«Negli ultimi anni la diffusione della malaria nel mondo è stata notevolmente ridotta grazie all’attuazione di programmi di lotta e controllo promossi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e, nel mese di aprile 2016, l’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS ha comunicato agli Stati Membri l’eradicazione della trasmissione di malaria autoctona sul territorio della Regione Europea. Tuttavia nelle aree tropicali e sub tropicali la malaria rappresenta ancora la più importante malattia trasmessa da vettore. Nell’ultimo rapporto sulla situazione mondiale della malaria, pubblicato sempre dall’OMS, vengono riportati 95 paesi ancora con endemia malarica, circa 214 milioni di casi e 438 mila decessi (World Malaria Report, dicembre 2015). Nei paesi non endemici la malaria continua ad essere la più importante malattia d’importazione, legata al numero crescente sia di viaggiatori internazionali sia di flussi migratori provenienti da aree endemiche.

Questa malattia rappresenta dunque la principale fonte di preoccupazione da un punto di vista sanitario per le persone che si rechino in paesi tropicali e sub tropicali. Così come fonte di preoccupazione continuano ad essere i casi importati poiché in zone non più endemiche possono rappresentare serbatoi di infezione per vettori competenti presenti sul territorio e permettere il riattivarsi di una trasmissione locale, come avvenuto negli ultimi anni in Grecia.

La malaria è una malattia causata da protozoi del genere Plasmodium; le specie responsabili dell’infezione nell’uomo, trasmesse dalla puntura di alcune specie di zanzare appartenenti al genere Anopheles, sono: P. falciparum e P. vivax, le specie più diffuse che causano quindi il maggior numero di casi, seguite da P. ovale e P. malariae. P. falciparum è la specie che presenta maggiore morbosità e mortalità.

Alle quattro specie plasmodiali sopra menzionate, in vaste aree del Sud Est Asiatico si deve aggiungere il P. knowlesi, specie che infetta generalmente altri primati, ma che sempre più frequentemente è stata riscontrata anche nell’uomo, causando una forma di malaria piuttosto grave.

LA SORVEGLIANZA IN ITALIA
All’inizio della seconda guerra mondiale la malaria era ancora presente su buona parte del nostro territorio, in particolare al centro sud, nelle isole maggiori e lungo le fasce costiere delle regioni nordorientali, con propaggini di ipoendemia nella Pianura Padana. I vettori provati erano le specie: Anopheles labranchiae, Anopheles sacharovi (appartenenti al complesso maculipennis) e poi Anopheles superpictus.

La trasmissione della malaria fu praticamente interrotta a conclusione della Campagna di Lotta Antimalarica (1947-51), casi sporadici, dovuti a Plasmodium vivax, si verificarono in Sicilia fino agli inizi degli anni ’60. Nel 1970 l’OMS include l’Italia tra i paesi indenni da malaria, tuttavia nel nostro paese per questa malattia resta in vigore la notifica obbligatoria.
Il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità mantengono attivo un sistema di sorveglianza che prevede una continua valutazione della situazione epidemiologica sia tramite l’elaborazione annuale della casistica sia attraverso il controllo dell’anofelismo residuo. L’Istituto Superiore di Sanità ha anche l’incarico di conferma microscopica di diagnosi dei casi notificati.

1.1 DATI EPIDEMIOLOGICI RECENTI
Nel corso degli anni, anche in Italia, come in Europa, la malaria è diventata la malattia tropicale più frequentemente importata. Dati epidemiologici recenti, relativi al periodo 2011-2015, mostrano 3.633 casi di malaria notificati, di cui 89% con diagnosi confermata. La quasi totalità dei casi sono d’importazione, i casi autoctoni riportati sono stati sette: due indotti (P. falciparum e P. malariae), tre criptici (1 di P. falciparum e 2 di P. malariae), uno sospetto da bagaglio (P. falciparum), uno sospetto introdotto (P. vivax), cioè trasmesso da vettori indigeni (Allegato 1).

Il 70% dei casi si sono verificati nel genere maschile e il 45% nella fascia di età 24-44 anni. Tra i cittadini italiani si sono riscontrati il 20% dei casi di cui il 41% in viaggio per lavoro, il 22% per turismo, il 21 % per volontariato/missione religiosa.
Gli stranieri rappresentano l’80%, per quanto riguarda quest’ultimi l’81% dei casi sono da registrarsi tra immigrati regolarmente residenti in Italia e tornati nel paese di origine in visita a parenti ed amici, definiti in letteratura come Visiting Relatives and Friends e indicati con l’acronimo VRFs, il 13% tra immigrati al primo ingresso.

La specie di plasmodio predominante è risultata P. falciparum, con l’82% dei casi segnalati, seguita da P.vivax (12%), P.ovale (4%), P. malariae (2%); rare le infezioni miste (0,4%). Il 92% dei casi sono originati dal continente africano (soprattutto da paesi dell’Africa occidentale), il 7% da quello asiatico, lo 0,6% da paesi dell’America centro meridionale e lo 0,1% dall’Oceania (Papua-Nuova Guinea); in questi ultimi tre continenti predomina il P.vivax. I decessi sono stati in totale quattro, dovuti ad infezioni da P. falciparum acquisite in Africa.

1.2 OBIETTIVI DELLA SORVEGLIANZA E ATTUALI CRITICITÀ DEL SUO FUNZIONAMENTO
La Figura 1 (a pag. mostra la distribuzione percentuale 2011-2015 dei casi di malaria per regione di notifica in cui si evidenzia che la maggior parte dei casi sono notificati nelle regioni del centronord. Tuttavia relativamente allo stesso periodo, una recente analisi effettuata dal Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità che ha messo a confronto i dati di notifica con quelli di ospedalizzazione disponibili sul Nuovo Sistema Informativo Sanitario del Ministero della Salute (NSIS) in cui è riportata la diagnosi di malaria (codice ICD9-CM: 084) ha evidenziato che le notifiche per alcune regioni, in particolare al centro-sud, potrebbero essere sottostimate.

Questo è anche suggerito dalle frequenti richieste da parte di Presidi Ospedalieri all’Istituto Superiore di Sanità, per la conferma di diagnosi microscopica di casi per i quali non è poi stata mai inviata la relativa scheda di notifica. Al problema della sotto-notifica si aggiunge anche il problema della tempestività in quanto non è raro che alcune notifiche siano inviate al Ministero della Salute anche oltre 6 mesi dalla diagnosi effettuata dal Presidio Ospedaliero. Quindi, una maggiore sensibilizzazione dei Servizi Sanitari Locali circa la segnalazione dei casi permetterebbe di avere un sistema di sorveglianza più affidabile ed efficace. Vale la pena di sottolineare, infatti, che l’aggiornamento della situazione epidemiologica della malaria nel nostro paese è un fattore essenziale per fornire informazioni adeguate per la prevenzione di questa malattia ai viaggiatori diretti verso paesi tropicali e sub-tropicali e per orientare e ottimizzare misure di controllo in caso di eventi autoctoni introdotti (Allegato 2), considerando che il principale vettore indigeno, Anopheles labranchiae, è ancora presente sul territorio nazionale e, nel periodo giugno-ottobre, in alcune aree può raggiungere anche densità elevate.