Briatore: “Reddito di cittadinanza? Al Sud stanno già sul divano”

Flavio Briatore è un fiume in piena. L’ex manager di Formula Uno di fatto ai microfoni de La Zanzara parla del governo gialloverde che è appena nato e di fatto mette in chiaro alcuni aspetti che lo convincono poco.

Sul reddito di cittadinanza

Aspra la critica sul reddito di cittadinanza, soprattutto se destinato a chi vive al Sud: “Se adesso danno pure un reddito di cittadinanza, questa mi sembra una follia vera. Per me è una follia perché paghi la gente che sta sul divano. Sul divano ci sono già gratis, poi addirittura li paghi. Prenderanno il divano a due piazze”. E sugli investimenti nel Meridione, Briatore scaglia il secondo sasso: “No, non ci sono le condizioni, non ci sono le infrastrutture. Ci sono difficoltà enormi. La gente non ha voglia, e chi ce l’aveva è andato via dal Sud“.

Ma nonostante il reddito di cittadinanza, Briatore tifa comunque per il governo: “Nuovo governo? Mi sembra ci sia molto entusiasmo. Mi sono simpatici sia Salvini che il grillino, lasciamoli fare. Faccio il tifo per loro, certo. Come dovrebbero fare tutti”.

Sulla flat tax

Su immigrazione e Fisco sta dalla parte di Salvini e approva l’idea della flat tax: “Ha ragione quando dice che i clandestini bisogna bloccarli prima che arrivino. Bisogna bloccare i barconi, ormai sappiamo da dove partono. Investire e creare posti di lavoro lì. La flat tax – dice Briatore – è da fare subito, immediatamente, subitissimo. Se premia i ricchi va bene perché vuol dire che se uno risparmia con la flat tax, investe più nell’azienda, crea più posti di lavoro”.

Infine c’è spazio anche per la sua vita privata. L’ex manager parla della separazione con Elisabetta Gregoraci: “Depressione? Mai avuta e spero di non averne neppure nel futuro. Se tu lavori al mattino, e ti rendi conto che dai lavoro a qualche migliaio di persone, non puoi permetterti la depressione. Io credo che le cose arrivino quando uno se le può permettere. La separazione costa? No, assolutamente no. Non mi è successo niente, nel modo più assoluto, no“. (Il Giornale)