Brescia, il paese caccia i profughi con un referendum

Hanno votato ed hanno detto no. Gli abitanti di Treviso Bresciano, piccolo Comune della Val Sebbia, in provincia di Brescia, hanno partecipato a un referendum sull’accoglienza di sei profughi.

Decidendo di chiudere le porte agli stranieri.

Di fronte alla richiesta della Prefettura bresciana di aderire al sistema Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati, ndr), il sindaco Mauro Piccinelli ha deciso di indire una consultazione popolare a cui hanno partecipato 114 residenti sui 550 abitanti del borgo: “Volete voi che sul nostro territorio arrivino dei profughi?”.

In 68 hanno detto No, mentre in 46 hanno detto Sì. Semplicemente, i profughi non arriveranno per volontà popolare.

“Usiamo uno strumento messo a disposizione dallo statuto per le questioni che toccano da vicino la comunità ed è giusto che i cittadini possano pronunciarsi”, spiega il primo cittadino.

L’adesione dei Comuni allo Sprar avviene su base volontaria, ma non è raro che alcune amministrazioni municipali contrarie all’accoglienza vedano arrivare sul proprio territorio pattuglie di profughi ospitate in strutture private.

Nella zona di Treviso Bresciano, però, non sono pochi i sindaci “ribelli” che si oppongono alle richieste del governo: i paesi a guida leghista che si sono già opposti sono Agnosine, Gavardo, Vallio Terme e Vestone. Anche il presidente della comunità montana si è detto sfavorevole.

Ma a nessuno, finora, era venuto in mente di legittimare questa linea politica ricorrendo a un referendum popolare.

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