Banca Etruria, indagato il padre della Boschi

Sentito dalla Commissione di inchiesta sulle banche il procuratore di Arezzo non ha detto nulla sulle nuove indagini sul padre della Boschi, per “falso in prospetto” sull’emissione delle obbligazioni subordinate. Ora rischia deferimento al Csm

Raffaello Binelli per Il Giornale

La commissione parlamentare che indaga sugli scandali bancari sta svolgendo diverse audizioni.

In una di queste è stato chiamato il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi. Che ha omesso di riferire una cosa importante: Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex vicepresidente di Banca Etruria, è coinvolto in un nuovo filone di indagine e per questo è stato iscritto nel registro degli indagati “per falso in prospetto”. Di cosa si sta parlando? Le indagini della procura cercano di fare luce sul prospetto redatto dalla banca per l’emissione delle obbligazioni subordinate, dalla cui vendita è derivato lo scandalo. L’operazione era stata decisa dai manager della banca per provare ad aggiustare i conti della banca, dopo che i soci avevano scelto di non sottoscrivere l’aumento di capitale. Nel prospetto informativo non sarebbero stati indicati i rischi per gli investitori, come previsto dalla legge. A segnalarlo alla procura è stata la Consob, che poi ha notificato multe per oltre due milioni di euro agli amministratori dell’istituto di credito. A papà Boschi sono stati chiesti 30mila euro. Come ha scritto La Verità i magistrati hanno chiesto una proroga per andare avanti con le indagini. Ma il procuratore non ha detto nulla in Commissione. Ora rischia il deferimento al Csm. Lui si difende così: “Tutto quello che avevo da dire l’ho detto in commissione giovedì scorso”.

Immediatamente riesplode la polemica politica. ”Dopo l’esultanza dei giorni scorsi – scrive in una nota il senatore del M5S Carlo Martelli – oggi dal Pd assistiamo a un silenzio assordante rispetto alle nuove rivelazioni da parte della stampa, relative al procuratore di Arezzo e all’avviso di garanzia nei confronti di Pier Luigi Boschi. Per quanto i renziani cerchino di gettare fumo negli occhi – prosegue – è evidente a tutti che ci sono aspetti relativi alla vicenda dell’istituto di credito toscano che non tornano e che lambiscono molto da vicino il partito di Renzi e il suo entourage”. Danilo Toninelli (M5S) su Twitter rincara la dose: “Su Banca Etruria continuano ad emergere episodi inquietanti. Vogliamo giustizia per i risparmiatori e ancora aspettiamo le querele della Boschi a DeBortoli”.

Il Pd prova a difendersi accusando chi punta il dito contro i democratici di fare confusione. Franco Vazio, parlamentare pd e componente della Commissione d’inchiesta sulle banche, lo spiega così: “L’insistenza di fare confusione su Banca Etruria nasconde l’obiettivo di non parlare dei veri problemi delle Banche. I 5 Stelle sono incompetenti e non conoscono regole e leggi. Il pm Rossi in Commissione ha descritto i fatti, i documenti e le ragioni per le quali non è stato chiesto il rinvio a giudizio di Boschi per bancarotta. Rossi ha anche spiegato il perché: i crediti deteriorati che sono alla base del crack di Banca Etruria sono datati 2007/2010 quando Boschi non era nel suo cda e perché Boschi non mai ha dato il via libera all’erogazione di crediti deteriorati, che poi non sono stati rimborsati. Su questo è stato audito il pm Rossi in Commissione Banche. Ai 5 stelle interessa solo la famiglia Boschi. A noi interessano le famiglie italiane. Noi non facciamo polemiche, pretendiamo la verità. I risparmiatori hanno bisogno di questo”.